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La polenta di Veronesi

Pubblicato Martedì, 15 Marzo 2005 21:28
"La polenta uccide più dello smog"? Così pare, secondo il professor Umberto Veronesi, oncologo di fama mondiale ed ex ministro della Salute. Lo diciamo ben sapendo che si tratta di una banalizzazione giornalistica. In realtà, Veronesi ha semplicemente dichiarato che l'alimentazione è alla base del 30% dei tumori, mentre l'inquinamento urbano ne provoca solo dall'1 al 4%. Un'affermazione tutto sommato poco sorprendente, se ci si pensa: mangiare è un'attività comune e nel complesso gradita ai più, mentre non risulta che in molti si sottopongano volontariamente all'inalazione di fumi nocivi. Ma non è questo il punto, o almeno non è soltanto questo.

Non ce l'abbiamo, in realtà, con Veronesi, il quale indubbiamente fa benissimo a mettere in guardia sui rischi di un'errata alimentazione (dissipando, fra l'altro, molti dei luoghi comuni sui cosiddetti cibi OGM) e a parlare di "preoccupanti livelli di aflatossine e micotossine cancerogene": sappiamo bene, purtroppo, come la conoscenza delle più elementari nozioni scientifiche sia assai poco diffusa, soprattutto in questo campo. Ma quando entra in gioco la polenta, le Locuste si sentono chiamate in causa. Siamo sicuri che il paragone sia corretto? L'appello non tende a fare di ogni erba un fascio, o se preferite di ogni polenta una teglia?

Il fatto è che c'è una differenza (sottile come le polveri tossiche) tra il cibo che, correttamente o scorrettamente, decidiamo di mangiare e lo smog che contro la nostra volontà siamo costretti a respirare. Se anche l'inquinamento atmosferico provocasse soltanto lo 0,0001% delle neoplasie maligne, sarebbe comunque una causa infinitamente più grave delle altre, perché imposta dall'esterno, decisa da enti esterni che influenzano il corso delle nostre vite. Mangiare un cibo piuttosto che un altro, invece, è una deliberazione del singolo individuo che, fosse pure dannosa, non deve essere discussa né censurata.
Ed è questo il discrimine: c'è una scienza che denuncia e ammonisce e una che minaccia e catechizza, c'è una scienza che propone e una che dispone. La prima ci salva da gravi pericoli, ci rende consapevoli dell'importanza delle nostre scelte, anche alimentari. La seconda invece pretende di entrare nel merito di queste scelte, di condizionare il nostro stile di vita, di determinarne la qualità.
Ma la qualità della vita non va confusa con la sua durata; benessere e piacere non passano necessariamente per la strada delle privazioni. Rivendichiamo la nostra libertà di polenta, il nostro diritto di nutrirci come meglio crediamo; proposte come quella - per fortuna accantonata - dell'attuale ministro Sirchia, che prevedono addirittura la "riduzione delle porzioni" nei ristoranti, offendono il buon senso e la dignità di chi si ritiene essere pensante. Il potere di negare il libero arbitrio spetta solo a chi l'ha concesso, non certo a ministri e medici. Difendere l'uomo dalle malattie è un intento lodevole, assoggettarlo a regole troppo ferree significa umiliarlo senza uno scopo; è già scarsissimo il potere che un essere umano ha sul proprio destino, che almeno gli si lasci un po' di discrezionalità per disporre del tempo, purtroppo breve, che gli è concesso. Del resto è impossibile trasformare l'uomo in qualcosa di diverso da ciò che è: una locusta.

Invitiamo il professor Veronesi a discuterne insieme. Davanti a una teglia di polenta, naturalmente.