| IL
FUTURO DELLA RISTORAZIONE TRA TERRITORIO E TRADIZIONE |
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“È un
po’ come discutere sul gioco a uomo o a zona: ognuno ha
la sua ricetta, ma alla fine quello che conta è solo giocare
bene”. La giornalista di Repubblica Licia Granello,
esperta di calcio e di cucina, non poteva scegliere metafora migliore
per evocare l’eterno dibattito "tradizione vs. innovazione"
che da almeno un trentennio agita il settore della gastronomia e che,
lo scorso 24 ottobre, ha animato anche il convegno “Il futuro
della ristorazione tra territorio e tradizione” organizzato
da Slow Food
alla FieraMilano di Rho. L’occasione era di quelle che contano (la
presentazione della nuova edizione della guida Osterie
d’Italia) e lo stesso si può dire per la platea:
quasi 300 osti e gestori “chiocciolati” di tutta Italia, gente
che di ristorazione se ne intende. Non hanno deluso le attese, malgrado
gli interventi molto succinti, i relatori: oltre alla Granello c’erano
Marino Niola, professore di antropologia dell’Università
di Napoli, Michele Valotti, cuoco dell’Osteria
La Madia di Brione (Brescia), Giovanni Passerini, chef
del bistrot Rino di Parigi, e il presidente di Slow Food Roberto
Burdese, insieme ai due curatori della guida, Marco Bolasco ed
Eugenio Signoroni. |
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Particolarmente significativa, in questo senso, la testimonianza di Michele Valotti: “Un piatto non si giudica solo dalla sua bontà, ma anche dalla sua storia. La chiarezza e la trasparenza del messaggio sono essenziali: per questo abbiamo scelto di indicare sul nostro menu i nomi di tutti i produttori da cui ci serviamo, con tanto di indirizzo e numero di telefono”. Non tutti a chilometro zero, però: “Ci sono dei coltivatori che fanno olio a pochi metri da casa mia, seguendo tutti i criteri dell’agricoltura biologica – confessa Valotti – ma poi il prodotto fa schifo e preferisco andarlo a comprare altrove…”. Si chiude con un’altra metafora, questa volta opera del professor Niola: “L’agitazione e i cambiamenti di questi tempi ci centrifugano ed eliminano il superfluo, mettendo in evidenza solo la parte essenziale”. E l’essenziale sono, naturalmente, le osterie e i cuochi, che “rivestono un ruolo sociale, culturale, economico e politico” come dice Burdese. Al termine della conferenza,
un buffet degno del parterre, con i migliori piatti delle osterie
Slow Food lombarde: si segnalano, tra l’altro, la zuppa
d’orzo con verza e patate di montagna dell’osteria Visconti
di Ambivere, la frittata con saltarei della Locanda delle Grazie di Curtatone,
i ciccioli e la sbrisolona della Trattoria dell’Alba di Piadena. |