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i veri amanti dell'enologia, il piacere di gustare un
vino non si esaurisce certo nel bere. L'importanza della bottiglia
è tutt'altro che secondaria: il colore, la forma, le dimensioni
sono tutti aspetti più che significativi agli occhi degli
esperti. All'etichetta spetta poi il compito più
difficile: riassumere efficacemente in poche righe (e qualche elemento
grafico) tutte le caratteristiche del vino in questione,
senza cadere in eccessivi elogi o inutili panegirici.
Con il passare del tempo la realizzazione delle etichette è divenuta
una vera e propria arte, e non di rado le case produttrici
si sono affidate a esperti di grido per curare quello che, con termine
mutuato dal marketing, possiamo definire packaging. Altri, ed
è di loro che vogliamo occuparci, hanno fatto ricorso alla letteratura,
accompagnando i loro vini con citazioni illustri che
collegano l'amore per la bevanda di Bacco alla passione per la cultura.
Fra questi il più prestigioso è sicuramente il Nepente
di Oliena, che può fregiarsi di una denominazione quasi
sacra: il nome "Nepente", che richiama quello di un'antica droga
greca, fu infatti attribuito a questo ottimo Cannonau nientemeno che da
Gabriele d'Annunzio (che pure era astemio). E ancora
oggi sulla bottiglia si può leggere il suo meritato elogio:
"Non
conoscete il Nepente d'Oliena neppure per fama? Ahi lasso! Io sono certo
che, se ne beveste un sorso, non vorreste mai più partirvi dall'ombra
delle candide rupi, e scegliereste per vostro eremo una di quelle cellete
scarpellate nel macigno che i Sardi chiamano Domos de Janas, per quivi
spugnosamente vivere in estasi fra caratello e quarteruolo. Io non lo
conosco se non all'odore; e l'odore, indicibile, bastò a inebriarmi."
Certo, non tutti i
vini possono vantare origini così illustri: ma questo non impedisce
al Refosco "Il Palù" della cantina Botter,
medaglia d'oro 2004 a Vinitaly, di illustrare le sue
virtù con una frase altrettanto significativa. La dichiarazione
d'amore del grande scrittore russo Anton Cechov è
perentoria:
"Il
vino e la musica sono sempre stati per me un magnifico cavatappi."
Per la bottiglia di
Bonarda "Violetto" della cantina Ventidone
(PC) si è invece scomodato (si fa per dire) il poeta Angelo
Poliziano. Ecco la sua citazione che compare sull'etichetta del
frizzante vino emiliano:
"Quinci
Bacco e Amarilli e quindi Amore mi fan con dolci vezzi invito a baci:
l’un nelle belle tue labbra vivaci, l’altro in bicchier
di porporino umore."
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Vogliamo però
chiudere questa breve carrellata con un'etichetta che non ha nulla di
letterario, ma ci ha colpito per la sua semplicità e sincerità.
E' quella del Lambrusco Grasparossa "Vecchio Moro", della
viticultura Rinaldini di Calerno di S.Ilario d'Enza (RE). Ecco la dicitura
che compare sul retro, senza ulteriori commenti:
"Oltre
un secolo fa, a Montecchio, nasceva mio padre. Lo rivedo, e ne ho nostalgia,
mentre risale dalla cantina dell'osteria di famiglia (già antica
allora) con le bottiglie nere coricate tra le braccia, come bambini.
Lo vedo stappare, annusare il tappo, ostentare orgoglio per la vitalità,
i profumi, il colore del suo lambrusco.
Seint mo che vin l'è costchì. Vedo la schiuma
che sale, i tegami sul fuoco, l'eterna polenta. Sento le dispute rituali
su questo e su quel lambrusco, il bere fragoroso.
Assisto all'accordo immancabile su una questione soltanto, e la sentenza
è religiosa: Lambrusco, Ancellotta, Maranino. Amarcord.
Ho questo trio nei miei vigneti. Ho, di quel tempo, immutati, entusiasmi
e passioni. E, dimostrata, la certezza che da queste Terre possono prendere
vita emozioni autentiche: come questo vino, che dedico con devozione
a mio padre. Rinaldini Giuseppe, detto il Moro, classe 1896,
Oste."
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