ITALIA BEER FESTIVAL


Ormai è un appuntamento fisso per tutti gli appassionati della bevanda di Gambrinus: quest'anno l'Italia Beer Festival festeggia la quinta edizione, pur passando attraverso svariati cambiamenti di denominazione e di location. La scorsa edizione è andata così così (qui potete leggere il nostro reportage) e nel 2010 si cambia di nuovo rotta: confermato il Palalido di Milano come sede dell'evento, anticipate però le date - da venerdì 5 a lunedì 8 marzo - ed eliminata la giornata per soli operatori, che sarà trasferita al BQ di via Losanna e accessibile soltanto tramite presentazione di visura camerale. In quanto "giornalisti" (almeno in parte) un po' ci dispiace per quest'ultima decisione, ma tant'è. Per i comuni mortali, l'ingresso alla manifestazione nelle giornate di venerdì, sabato e domenica costerà 8 euro, comprensivi di bicchiere e portabicchiere; biglietto ridotto (6 euro) per chi entra prima delle 19 il venerdì, prima delle 17 il sabato o prima delle 15 la domenica. Le singole consumazioni sono invece acquistabili tramite gettoni da 1 euro: un gettone per un assaggio da 10 cl, due per 20 cl. Il Palalido chiuderà i battenti alle 2 venerdì e sabato, a mezzanotte la domenica.
Oltre 200 le birre in degustazione, provenienti da 30 birrifici artigianali: molti sono già noti, come l'Orso Verde di Busto Arsizio, il birrificio Bauscia, il Menaresta e il Bi-Du. Massiccia la rappresentanza lombarda, tre partecipanti dall'estero: gli irlandesi della Carlow Brewing Company, i tedeschi della Schäffler Bräu e soprattutto i belgi della brasserie Les 3 Fourquets di Pierre Gobron, creatore della famosa birra Lupulus. Previsti numerosi laboratori gratuiti nel corso della manifestazione, anche se i posti sono ormai esauriti: tra i più stuzzicanti la presentazione della birra afrodisiaca La 30 (con il pornoattore Franco Trentalance...) e una verticale di abbinamento tra Parmigiano Reggiano e i prodotti del birrificio Montegioco. Previsti anche spettacoli di musica dal vivo, danza dal ventre e come da tradizione gare di freccette organizzate dalla Federazione della specialità.
La novità di quest'anno sono gli eventi fuori salone che si svolgeranno da martedì 2 a giovedì 4 marzo: tre cene a tema in abbinamento con le birre del festival alla Pazzeria di piazza Bande Nere, al BQ di via Losanna e al Woodstock di via Ludovico il Moro. Tutte le informazioni sul sito dell'Associazione Degustatori Birra.


 

LA TRADIZIONE NON TRADISCE

Il primo impatto è piuttosto negativo, perlomeno per chi non passava da queste parti da un po' di tempo. Diminuito il numero degli stand, un po' artigianali le strutture e decisamente deprimente il meccanismo di lavaggio dei bicchieri: insomma, un'edizione "poveristica" dell'Italia Beer Festival, sotto tanti punti di vista. Inevitabile dopo il mezzo flop dello scorso anno. Eppure, superato lo smarrimento iniziale, il giudizio sulla benemerita manifestazione milanese non può che essere espresso con il pollice (e il gomito) in su. La formula del pagamento a gettoni funziona, anche perché gli spillatori - alcuni dei quali già un po' obnubilati dall'alcool - sono piuttosto generosi; le dimensioni ristrette della fiera consentono di dedicare più attenzione ai singoli stand; i tavoli piazzati alla bell'e meglio sul parquet del Palalido fanno da punto d'appoggio ideale per le degustazioni.
E le birre? Sempre di ottima qualità, con i "capisaldi" delle scorse edizioni affiancati da alcune nuove realtà davvero interessanti. Volendo tracciare un quadro generale, si può dire che nei microbirrifici italiani serpeggia la preoccupante tendenza all'originalità a tutti i costi: tra birre al tartufo, allo speck, al pompelmo, alla liquirizia e persino afrodisiache, si corre il rischio di perdere di vista il core business, per esprimersi in linguaggio "markettaro".

Fortunatamente la tendenza è, almeno apparentemente, poco premiata dal pubblico e a stravincere sono le birre tradizionali, in primis le bionde pils e weisse, anche se si è notata qualche scura di rilievo. Tra una discussione e l'altra sulla legittimità della dizione "doppio malto" (tutta italiana e decisamente ingannevole), si rischia di fare notte senza accorgersene: poco male se si ha a disposizione una quantità sufficiente di materia prima.
Veniamo ai premiati: la miglior birra tra le 44 presentate ufficialmente (in degustazione ce n'erano molte di più, oltre 200) è la Winterlude del parmense Birrificio del Ducato, seguita dalla Oscura del BOA di Ostia e dall'irlandese O'Haras del birrificio Carlow. La nostra personale preferenza va invece al Birrificio Rurale di Certosa di Pavia, che ha proposto l'eccellente Terzo Miglio, basata su varietà di luppolo americane e non a caso premiata come Birra dell'Anno 2010 da Unionbirrai; interessante anche la leggera e aromatica Seta. Applausi anche per la nera, nerissima Inga del birrificio MM1989 di Ponte San Pietro (Bergamo): una birra densa e profumata dal persistente gusto di caffè, assolutamente "da meditazione" se mai questa definizione ha avuto un senso. Ottima anche la birra di castagne dello stesso produttore. In ordine sparso citiamo anche il birrificio Croce di Malto di Trecate (Novara), che merita un inchino innanzitutto per il nome e poi per la sua birra chiara Hauria, di stile tedesco; il Birrone di Castelnuovo di Isola Vicentina, con la maliziosa ambrata Punto G e soprattutto la novità Cibus, definita "il pane liquido"; il Birrificio Lariano di Dolzago che si fa notare per la pils La Grigna e la birra alle castagne Caravina; infine il birrificio San Paolo di Torino e la sua Ipè al chinotto. Quest'ultima segnalazione non è in contraddizione con quanto detto sopra: il gusto dell'agrume è lievissimo, a prevalere sono i luppoli che ne fanno una perfetta American Pale Ale.
Ai nomi fin qui segnalati vanno aggiunti i già noti: il birrificio Toccalmatto di Fidenza, l'Amiata di Arcidosso (Grosseto) con la sua insuperabile birra di castagne, l'Henquet di Ovada e la "biretta" del BOA di Ostia. Più una novità che ci tocca molto da vicino: grazie al festival abbiamo infatti scoperto l'esistenza di un secondo birrificio artigianale a pochi metri da casa nostra, a Busto Arsizio (dopo il pluripremiato Orso Verde). Si chiama L'Inconsueto e promette molto bene: noi, dal canto nostro, promettiamo di visitarlo al più presto...