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OSTERIE D'ITALIA 2008 |
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| Arroccamento sulle
posizioni conquistate o proseguimento di una “rivoluzione del
gusto” in corso? Altri sono i problemi che emergono: primo fra tutti, senza voler essere venali, il prezzo. Non quello della guida, rimasto meritevolmente immutato (20,14 € per 912 pagine), ma quello dei locali. Come da noi auspicato nella recensione alla scorsa edizione - lassù qualcuno ci legge? - è ricomparsa quest’anno l’indicazione del limite di prezzo per gli esercizi recensiti (al massimo 35 euro per tre portate); un limite che resta però sulla carta, dal momento che alla prova dei fatti in molti lo scavalcano abbondantemente. In un periodo in cui la riduzione del potere d’acquisto dei salari è ormai evidente anche al profano, c’è da aspettarsi che prima o poi anche il florido settore della ristorazione venga colpito (anzi è già accaduto, stando agli ultimi dati): in questo contesto ci si aspetterebbe una valutazione più rigida sulla variabile “conto”. Per carità, ben vengano 5 euro in più se si tratta di preservare metodi e qualità della cucina, meno se l’obiettivo è quello di tutelare chi vorrebbe continuare a definirsi “osteria” pur avendo da tempo superato la quarantina (di euro). |
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