| "Bisogna
avere l'appetito del povero per godere appieno la ricchezza
del ricco".
Questa splendida citazione di A.de Rivarol è una
delle tante perle di saggezza di questo libro deliziosamente "fuori
tempo" che Teresio Bianchessi ha pubblicato
per l'editore Giunti
nel 2006. Definire questo volume è impresa assai ardua: forse un
manuale, forse un ricettario, forse una malinconica riflessione
su un mondo contadino che sta ormai scomparendo o forse
ancora una caustica apologia della miseria... certo, anche la personalità
assai complessa e sfaccettata del suo autore, di cui si può avere
un saggio sul suo sito
personale, non aiuta a scegliere l'approccio giusto.
Con Pane, fame e salame (160 pagine,
5,90 euro), insomma, è difficile discernere l'ironia dal
sentimento, i ricordi d'infanzia dalla celebrazione della genuinità.
Quello che è certo è che il libro affascina e appassiona
grazie alla sua filosofia semplice e accattivante ("La
fame, più che l'appetito, era l'ingrediente fondamentale della
cosiddetta cucina povera"), ma anche al suo stile di racconto al
tempo stesso minimalista e commovente, un po' deamicisiano,
se il paragone è lecito.
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Il ricettario è
strutturato in capitoli, uno per ogni pasto (colazione,
pranzo, merenda e cena) più due "speciali" dedicati al
pane e al maiale. In ogni sezione trovano
posto diverse ricette, rigorosamente "povere"
e legate alla tradizione rurale, ciascuna delle quali
è associata a un breve episodio nella vita di una famiglia contadina.
In alcuni casi ci troviamo di fronte a vere e proprie pietanze (interiora
di pollo, risotto con i fagioli), ma più
spesso le ricette rivelano fin dal titolo la loro essenzialità:
ne sono esempi il pane, burro e zucchero, la granita
di neve, o addirittura gli avanzi. "Specialità"
di certo poco gradite ai gastronomi ma che bastano - o bastavano - a far
felice chi deve, e sa, accontentarsi di poco. Come i
bambini, principali protagonisti dell'epopea.
Il fascino di questa piccola, ma significativa opera è proprio
nella sua capacità di celebrare il momento di sincera commozione
e felicità che accompagna, da sempre, il rito del mangiare, anche
nelle situazioni più difficili ed economicamente disagiate;
e anche se i ricordi dell'autore sono strettamente legati a un luogo e
a un momento ben definiti, siamo certi che pochi lettori rimarranno indifferenti
di fronte alle suggestioni d'infanzia che queste pagine
sanno ricreare.
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