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Recensione
Quando non vengono
dalle Locuste, i consigli gastronomici vanno sempre presi con le molle.
Ma alle descrizioni di abbuffate straordinarie e calderoni stracolmi,
che da anni accompagnavano nel racconto il nome della trattoria
Righini, non potevamo certo restare sordi. E finalmente possiamo
confermarlo: i toni epici utilizzati per le tante descrizioni che avevamo
ascoltato erano ben meritati, perché qualcosa di mitologico questo
ristorante ce l'ha. Forse l'infinita abbondanza (di ogni portata si può
chiedere il bis, per non parlare del vino), forse la genuinità
dei piatti e degli ingredienti, forse i gesti quasi rituali dell'anziana
sciura - ci piace definirla così, senza il minimo intento
dispregiativo - che serve la polenta direttamente dal pentolone. Fatto
sta che una cena da queste parti, ammesso che ci si prenda tutto il tempo
necessario, non si dimentica facilmente.
Il menu è uguale
per tutti e ha subìto pochissime varianti negli anni. Per tradizione
si comincia con un aperitivo che si può gustare al banco nella
sala d'ingresso o direttamente da seduti. Il protagonista è sempre
lo stesso: l'eccezionale raspadüra della casa accompagnata
da un lardo altrettanto gustoso. Chi non fosse ancora
arrivato al tavolo, ci troverà una lieta sorpresa: bottiglie di
bianco e rosso della casa prodotte appositamente
per il ristorante sui colli di San Colombano. L'ideale per approcciare
la lunga teoria degli antipasti: cotechino, salumi vari
(crudo, pancetta, salame), carne
cruda con salsa verde, frittate, sottaceti e le stuzzicanti polpettine
fritte. Ma il bello deve ancora arrivare.
I primi serviti a tavola
sono ben quattro e, ripetiamo, tutti in quantità virtualmente infinita
(ma se si vuole arrivare alla fine è meglio non esagerare). Due
varietà di ravioli - alle erbe e al brasato -
seguite dal risotto ai funghi e dalle splendide pennette
del cacciatore con selvaggina, le migliori del lotto. I secondi,
semplici ma riuscitissimi, non sono da meno: ecco apparire, in rapida
successione, arrosto di vitello, cinghiale,
codone di manzo, la saporitissima anatra
e la coniglia all'aceto (rigorosamente femmina). Il tempo
di un sorbetto all'ananas e si ricomincia con il piatto
principe della casa: la polenta per l'appunto, servita
con contorno di fichi, castagne, funghi,
lumache e gorgonzola. Prima di raggiungere
faticosamente l'uscita c'è ancora una tappa: il dolce, buonissimo
pan di spagna con cioccolata calda, mascarpone e gelato alla crema,
accompagnato per fortuna da un robustissimo bottiglione di grappa
che darà un indispensabile aiuto alla digestione...
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Indicazioni
utili
Chiuso il lunedì
e il martedì
Orario: mercoledì e domenica solo mezzogiorno, giovedì e
venerdì solo sera, sabato mezzogiorno e sera
Coperti: 100
Prezzi: 37 €
Carte di credito: no
Come arrivarci
Dall'autostrada
A1 Milano-Napoli
uscire a Lodi e alla rotonda svoltare a destra verso Sant'Angelo Lodigiano.
Tenersi a sinistra verso il centro ma non entrare a Sant'Angelo e proseguire
lungo viale Trieste, poi viale Trento. All'incrocio con via Buozzi svoltare
a sinistra, attraversare la frazione di Ranera e raggiungere Monteleone.
Continuare ancora dritti in direzione di Miradolo Terme; il ristorante
è sulla destra.
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