| VINITALY
2008 |
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| La
parola "troppo" non esiste nel vocabolario
delle Locuste. Eppure di fronte alla sempre più magniloquente esibizione
di abbondanza del Vinitaly
(che nell'edizione 2008 è andato in scena dal 3 al 7 aprile a Verona)
inevitabilmente balza alla mente: troppi vini, troppe cantine, troppe
varietà, troppe etichette, troppi visitatori e troppi espositori,
troppo poco tempo per farsi un'idea anche soltanto vaga
di cosa sia l'enologia italiana. Impressione influenzata, indubbiamente,
anche dal clamore mediatico suscitato dall'evento, che per la prima volta
dopo tanti anni dice proprio questo: c'è troppo vino
in Italia. Vino di qualità alta (salvo casi eccezionali di contaminazione),
talmente alta da restare invenduto, talmente alta e dispendiosa
che persino all'estero - nonostante la massiccia presenza di importatori
alla fiera veronese - si sta cominciando a ripensarci. |
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Invece dopo la sbornia
di Verona (non solo metaforica) qualche conclusione bisogna pur
trarla, e si finisce per pensare che quello del vino è un patrimonio
inestimabile per tutto il paese, ma che controllo e regolamentazione
sono assolutamente indispensabili se non si vuole che vada sprecato; se
non si vuole che alcune regioni, che solo adesso si stanno attrezzando in
modo valido e competitivo per imporsi all'attenzione globale, trovino il
mercato chiuso perché ormai saturato da un'offerta
debordante. Questo si pensa dopo, ed è inevitabile. "Durante" la fiera, invece, non si può che godere infinitamente di un'esperienza sensoriale irripetibile e appagante al massimo grado. Certo, il ritmo infernale delle degustazioni e degli assaggi rischia di sovrapporre le impressioni e rendere la visuale meno lucida; ma certi sapori, bisogna dirlo, non si dimenticano. Impossibile descrivere, anche solo sommariamente, la ricchezza dell'offerta di Vinitaly. L'unico modo per visitare la fiera (soprattutto se si ha un solo giorno a disposizione) è affidarsi all'istinto e al "fiuto", vagando tra un padiglione e l'altro e cercando di individuare i vitigni più pregiati o semplicemente gli stand più accattivanti. Ma anche così, senza un percorso guidato né tantomeno predefinito, le belle sorprese sono assicurate: anzi, il piacere della scoperta di un Amarone poco noto o di un genuino Falerno può superare a volte l'assaggio di bottiglie di primissima fascia. E senza dubbio dieci minuti di conversazione con i piccoli produttori risultano più appaganti, anche per i profani, della degustazione "volante" di un'etichetta famosa. Detto questo, rinunciamo definitivamente a una cronaca organica della giornata e vi proponiamo una semplice, del tutto arbitraria selezione dei gusti che ci hanno maggiormente sollazzato. Prosit! |
Corte Rugolin - Marano Valpolicella (VR) : L'Amarone Crosàra de le Strìe, affinato per 18 mesi in barrique e altri 6 in bottiglia, è decisamente uno dei migliori vini assaggiati nel corso della nostra visita. Eccellente anche l'Amarone Classico. Pasetti
- Francavilla (CH): I migliori vini abruzzesi sono qui, dalla
rivelazione Pecorino (un bianco fresco e dal sapore intenso)
allo Zaraché (Trebbiano di potenza inconsueta).
Il vero asso nella manica è l'Harimann, Montepulciano
invecchiato in botte per 24 mesi. Cantina Toblino - Sarche (TN): Con l'annessa Hosteria Toblino questa cantina è una tappa obbligata per chi visita il Trentino. Tra i suoi vini il Pinot Grigio non è il migliore ma certamente il più originale, grazie al suo colore ramato. Colli Cerentino - Melfi (PZ): Il Masquito è un Aglianico barricato per 24 mesi e affinato in bottiglia per 12, dal gusto dolce e complesso e dall'eccezionale consistenza. Le Macchiole - Bolgheri (LI): Un Syrah dal gusto inconfondibile, intenso e persistente, sicuramente una delle migliori bottiglie provate. |
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Fattoria La Torre - San Gimignano (SI): Un Chianti non poteva mancare in questa breve rassegna. Il Chianti Colli Senesi Riserva, reduce da tre anni di invecchiamento, ha un impatto potente anche se non è particolarmente profumato. Tramontana - Gallico Marina (RC): Il Rosso Calabrese, anche noto come Nerello, è un vitigno poco conosciuto che però merita un assaggio, almeno a giudicare da questo 1890 (vino che prende nome dall'anno di fondazione dell'azienda). Cav.Emiro Bortolusso - Carlino (UD): Nella ricchissima produzione di quest'azienda udinese, spicca un Verduzzo Friulano fresco e bevibile. Casa Vinicola Casetta - Vezza d'Alba (CN): I vini più tipici delle Langhe e del Roero ci sono tutti, senza particolari picchi ma con un Barolo e un Barbaresco su livelli decisamente più che buoni. Masseria Felicia - Carano di Sessa Aurunca (CE): Che si senta il sapore delle ceneri laviche su cui la vite è coltivata? In realtà non sapremmo dirlo, fatto sta che il Falerno del Massico ha un gusto tutto suo, non adatto a tutti ma decisamente originale. Cantine Due Palme - Cellino San Marco (BR): Già omaggiata con il Premio Speciale Vinitaly nel 2007, questa cooperativa pugliese produce tra l'altro l'ottimo Negroamaro Canonico e il robusto Primitivo. Josto Puddu - San Vero Milis (OR): Non ci sarebbe bisogno di presentazioni per questa cantina da cui esce la Vernaccia di Oristano, forse la più pregiata dell'intera Sardegna. Abbiamo assaggiato anche la più leggera ma non meno aromatica Vernaccia della Valle del Tirso. Marolo - Alba (CN): Non produce vini ma merita indubbiamente di essere citata per i suoi straordinari distillati: la Grappa di Barolo (la migliore è forse quella invecchiata 12 anni), la profumatissima Grappa di Gewürztraminer e l'originale Marolo Chinato. Rifugio Crucolo - Scurelle (TN): Anche qui niente vino, ma un invitante ristorante e soprattutto un liquore prodotto in proprio, l'ormai famoso Parampampoli: grappa, vino, caffè, zucchero, miele e aromi per un digestivo senza confronti. |
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