Opinione scritta da Locuste
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Ristoranti
2012-05-24 20:20:14
Locuste
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Opinione inserita da Locuste 24 Mag, 2012
#1 recensione -
#1 recensione -
Recensione
Data di visita
Gennaio 01, 2009
Recensione
Siamo lontani solo poche centinaia di metri dagli itinerari turistici della Roma imperiale, ma sembra di aver percorso decine di chilometri: grigio e periferico, il quartiere Ostiense non concede nulla all'estetica. Per questo la braceria "La Piazzetta" si è dovuta inventare una location da... finta osteria romana, con tanto di finti balconcini con gerani e finti affreschi alle pareti. L'atmosfera un po' artificiosa, però, non deve ingannare: la romanità più vera riemerge nell'arte affabulatoria del gestore e, soprattutto, nella cucina, semplice e senza fronzoli. Arredamento e servizio alla buona (tovaglie di carta e vino in brocca), prezzi davvero popolari e piatti abbondanti nel segno della tradizione.
Cominciare con qualche antipasto può essere una buona idea: lo diciamo tanto per dire perché, a meno di un esplicito e reiterato rifiuto, si è praticamente costretti a provare almeno un piatto di "frittini", ovvero carciofi, melanzane e zucchine in pastella, decisamente validi. A seguire arrivano in tavola anche prelibati assaggi di fagioli con le cotiche e ceci con trippa. Niente male come inizio. La specialità della casa sono però i primi, assolutamente in linea con le ricette tipiche della zona: brillano la carbonara, l'amatriciana e, soprattutto, la cacio e pepe, quasi perfetta sia dal punto di vista della cottura, sia da quello del condimento.
Per quanto riguarda i secondi il locale, come dice il nome, ha nella carne alla brace il suo punto di forza: gli arrosticini all'abruzzese con contorno di ottime patate arrosto sono particolarmente riusciti, buone anche le salsicce. Secondo disponibilità il menu propone anche piatti più originali come capretto e castrato. Ristretta la scelta dei dolci ma il crème caramel della casa merita un assaggio. Il vino viene presentato come un "Nero d'Avola della casa": mah? Sta di fatto che il rosso risulta bevibile ed economico, e tanto basta. Nel complesso il conto finale risulta davvero contenuto, malgrado la nota stonata dei 2 euro per ogni porzione di pane.
Cominciare con qualche antipasto può essere una buona idea: lo diciamo tanto per dire perché, a meno di un esplicito e reiterato rifiuto, si è praticamente costretti a provare almeno un piatto di "frittini", ovvero carciofi, melanzane e zucchine in pastella, decisamente validi. A seguire arrivano in tavola anche prelibati assaggi di fagioli con le cotiche e ceci con trippa. Niente male come inizio. La specialità della casa sono però i primi, assolutamente in linea con le ricette tipiche della zona: brillano la carbonara, l'amatriciana e, soprattutto, la cacio e pepe, quasi perfetta sia dal punto di vista della cottura, sia da quello del condimento.
Per quanto riguarda i secondi il locale, come dice il nome, ha nella carne alla brace il suo punto di forza: gli arrosticini all'abruzzese con contorno di ottime patate arrosto sono particolarmente riusciti, buone anche le salsicce. Secondo disponibilità il menu propone anche piatti più originali come capretto e castrato. Ristretta la scelta dei dolci ma il crème caramel della casa merita un assaggio. Il vino viene presentato come un "Nero d'Avola della casa": mah? Sta di fatto che il rosso risulta bevibile ed economico, e tanto basta. Nel complesso il conto finale risulta davvero contenuto, malgrado la nota stonata dei 2 euro per ogni porzione di pane.
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Ristoranti
2012-05-24 20:17:17
Locuste
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Opinione inserita da Locuste 24 Mag, 2012
#1 recensione -
#1 recensione -
Recensione
Data di visita
Agosto 29, 2003
Recensione
Immerso in un panorama da sogno, tranquillo e riparato dalle folle estive, il "Piccolo Paradiso" tiene decisamente fede al suo nome. La terrazza del ristorante, a picco sul mare, offre una magnifica vista su uno scorcio di spiaggia apparentemente più caraibica che adriatica (almeno dall'alto); il servizio cordiale e rilassato contribuisce a creare un'atmosfera di godibilissima quiete; e la cucina, anche a pranzo, non è certo da meno.
Si inizia dagli antipasti, alcuni dei quali generosamente offerti dalla casa: tra le varie stuzzicherie, da segnalare le ottime bruschette e le olive ripiene (una variante delle più famose olive all'ascolana). Comprese tra gli antipasti, ma decisamente più sostanziose, anche la mozzarella in carrozza e quella imperiale: terrine di mozzarella fusa con uovo, prosciutto, pancetta e abbondantissimo olio, servita bollente.
Le specialità della casa vengono ovviamente dal mare: molluschi e frutti di mare, le immancabili cozze alla marinara (in quantità davvero industriale), gli scampi. Ma soprattutto la zuppa di pesce, gustosa quanto infinita, da assaporare con l'aiuto dell'ottimo pane locale per poi "pescare" al suo interno vongole, gamberi e triglie. Un pasto che lascia ampiamente soddisfatti, benché i prezzi siano bassi e il locale senza pretese.
Si inizia dagli antipasti, alcuni dei quali generosamente offerti dalla casa: tra le varie stuzzicherie, da segnalare le ottime bruschette e le olive ripiene (una variante delle più famose olive all'ascolana). Comprese tra gli antipasti, ma decisamente più sostanziose, anche la mozzarella in carrozza e quella imperiale: terrine di mozzarella fusa con uovo, prosciutto, pancetta e abbondantissimo olio, servita bollente.
Le specialità della casa vengono ovviamente dal mare: molluschi e frutti di mare, le immancabili cozze alla marinara (in quantità davvero industriale), gli scampi. Ma soprattutto la zuppa di pesce, gustosa quanto infinita, da assaporare con l'aiuto dell'ottimo pane locale per poi "pescare" al suo interno vongole, gamberi e triglie. Un pasto che lascia ampiamente soddisfatti, benché i prezzi siano bassi e il locale senza pretese.
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Ristoranti
2012-05-24 20:13:35
Locuste
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Recensione
Data di visita
Agosto 10, 2020
Recensione
Ad Alghero con la ristorazione non si scherza: i locali sono tantissimi, è vero, ma in pochi riescono a elevarsi a un livello qualitativo interessante. Già rivalutato dal precedente gestore, un pescatore di Torre del Greco stabilitosi in terra sarda, il "Pesce d'Oro" ha fatto un ulteriore salto di qualità negli ultimi anni con un nuovo passaggio di mano, che ha mantenuto la qualità della materia prima - proveniente dal pescoso tratto di mare tra Alghero e Bosa - abbinandola a una grande cura nella preparazione e nella presentazione dei piatti. Da elogiare in particolare il servizio, magari non velocissimo nei momenti di maggiore affluenza, ma sempre attento e puntuale. I prezzi sono rimasti negli anni piuttosto bassi (9-14 euro per i primi, 11-18 per i secondi, aragosta a parte), quello che è cambiato invece è l'affluenza: da un paio di anni prenotare nei mesi estivi è diventata impresa quasi impossibile, tanto che accanto al Pesce d'Oro sono nati altri due locali concorrenti per sfruttare la clientela... delusa. Raccomandiamo quindi di contattare il ristorante con largo anticipo.
Gradevole l'atmosfera del locale, un po' decentrato rispetto all'affollatissima zona portuale, e interessanti anche le alternative offerte dal menu: tra gli antipasti, ad esempio, spicca l'ottimo carpaccio di tonno rosso con pinoli, accanto ai classici come l'agliata all'algherese (polpo o gattuccio con aglio e pomodoro). Ricci di mare e le prelibate attinie (anemoni di mare) fritte sono impossibili da trovare nei mesi estivi, ma la zuppetta di cozze colma egregiamente il vuoto. Ottimo il misto di antipasti crudi e cotti, pur con qualche concessione alla moda: tartare di gamberi, scampi, capesante su crema di asparagi, carpaccio di salmone e i prelibati gamberi rossi con salsina all'uovo.
I primi sono una delle frecce più importanti all'arco del locale: ci sono gli spaghetti alle vongole, quelli all'algherese (con capperi) e, nella stagione giusta, le linguine ai ricci, ma anche gli assai più elaborati tagliolini bianchi con pescatrice, vongole e bottarga, forse il piatto più riuscito in assoluto. Ben realizzata anche la rielaborazione dei piatti locali: troviamo così in lista l'ottima fregola sarda con calamari e zucchine e i maccarones de busa (tipici della Sardegna centrale) con gamberi e melanzane. Meno entusiasmanti i ravioli di ricotta con pomodoro fresco e basilico; su prenotazione c'è anche la paella.
Secondi decisamente più semplici ma non meno gustosi: la scelta migliore è abbandonare la carta per affidarsi al personale che vi presenterà il pescato del giorno, sempre freschissimo. Le preparazioni sono svariate (frittura, al sale o in guazzetto) ma è la semplice cottura alla griglia che permette di apprezzare la freschezza del pesce, che sia un robusto pagello, una spigola, un'orata o la meno conosciuta tanuta. Ottimo anche il San Pietro in umido, per gruppi numerosi. Le alternative, comunque, non mancano: la corona di calamari con filetti di pomodoro marinati, scenografica ma forse troppo ridotta, o ancora aragosta e astice alla catalana e gli accattivanti gamberoni al mirto. Tra i dolci gli unici appetibili sono le inevitabili seadas, decisamente ben riuscite; un po' più impegnative, ma comunque da provare, nella versione al mirto. Molto fornita invece la cantina, con i bianchi della vicinissima cantina Sella & Mosca in pole position, ma anche i prodotti di tante aziende emergenti, come l'ottimo Vermentino Stria delle Vigne Rada.
Gradevole l'atmosfera del locale, un po' decentrato rispetto all'affollatissima zona portuale, e interessanti anche le alternative offerte dal menu: tra gli antipasti, ad esempio, spicca l'ottimo carpaccio di tonno rosso con pinoli, accanto ai classici come l'agliata all'algherese (polpo o gattuccio con aglio e pomodoro). Ricci di mare e le prelibate attinie (anemoni di mare) fritte sono impossibili da trovare nei mesi estivi, ma la zuppetta di cozze colma egregiamente il vuoto. Ottimo il misto di antipasti crudi e cotti, pur con qualche concessione alla moda: tartare di gamberi, scampi, capesante su crema di asparagi, carpaccio di salmone e i prelibati gamberi rossi con salsina all'uovo.
I primi sono una delle frecce più importanti all'arco del locale: ci sono gli spaghetti alle vongole, quelli all'algherese (con capperi) e, nella stagione giusta, le linguine ai ricci, ma anche gli assai più elaborati tagliolini bianchi con pescatrice, vongole e bottarga, forse il piatto più riuscito in assoluto. Ben realizzata anche la rielaborazione dei piatti locali: troviamo così in lista l'ottima fregola sarda con calamari e zucchine e i maccarones de busa (tipici della Sardegna centrale) con gamberi e melanzane. Meno entusiasmanti i ravioli di ricotta con pomodoro fresco e basilico; su prenotazione c'è anche la paella.
Secondi decisamente più semplici ma non meno gustosi: la scelta migliore è abbandonare la carta per affidarsi al personale che vi presenterà il pescato del giorno, sempre freschissimo. Le preparazioni sono svariate (frittura, al sale o in guazzetto) ma è la semplice cottura alla griglia che permette di apprezzare la freschezza del pesce, che sia un robusto pagello, una spigola, un'orata o la meno conosciuta tanuta. Ottimo anche il San Pietro in umido, per gruppi numerosi. Le alternative, comunque, non mancano: la corona di calamari con filetti di pomodoro marinati, scenografica ma forse troppo ridotta, o ancora aragosta e astice alla catalana e gli accattivanti gamberoni al mirto. Tra i dolci gli unici appetibili sono le inevitabili seadas, decisamente ben riuscite; un po' più impegnative, ma comunque da provare, nella versione al mirto. Molto fornita invece la cantina, con i bianchi della vicinissima cantina Sella & Mosca in pole position, ma anche i prodotti di tante aziende emergenti, come l'ottimo Vermentino Stria delle Vigne Rada.
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20
Ristoranti
2012-05-24 20:11:52
Locuste
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Opinione inserita da Locuste 24 Mag, 2012
#1 recensione -
#1 recensione -
Recensione
Data di visita
Aprile 10, 2004
Recensione
Vero locale di culto per ogni Locusta che si rispetti, l'antica osteria La Guercia non ha bisogno di presentazioni: basta guardarla per capire che l'atmosfera è quella giusta per un pasto regale. Quasi incredibile che nel pieno centro di una città popolosa come Pesaro si possa trovare un locale così raccolto e tranquillo, per di più impreziosito da notevoli testimonianze artistiche: affreschi che illustrano le fasi della raccolta dell'uva e della produzione del vino, nonché una sala trecentesca e addirittura, nel piano interrato, un mosaico romano risalente al I secolo a.C.
La qualità delle portate non è certo da meno. Si inizia con saporitissimi antipasti a base di affettati, bruschette e crostoni all'olio di Cartoceto, uno dei migliori oli d'Italia, prodotto proprio nei dintorni. Vasta la scelta di primi piatti , tutti abbondanti e originali come gli gnocchi di Bacco, insaporiti dalla cottura nel vino, gli strozzapreti al sugo di cervo o i maltagliati con ceci e vongole. Da provare la polenta con fagioli.
Notevoli sono anche, fra i secondi, lo stinco di maiale e il formaggio fuso con rucola. Classica e sempre apprezzabile la piadina con squacquerone. Imperdibili i dolci, fra cui la zuppa inglese; la cantina fornisce una buona scelta di vini, e comunque il rosso della casa è un eccellente accompagnamento per la cena. Prezzi particolarmente abbordabili (menu degustazione a 17 €) completano il quadro di un'osteria davvero impossibile da dimenticare.
La qualità delle portate non è certo da meno. Si inizia con saporitissimi antipasti a base di affettati, bruschette e crostoni all'olio di Cartoceto, uno dei migliori oli d'Italia, prodotto proprio nei dintorni. Vasta la scelta di primi piatti , tutti abbondanti e originali come gli gnocchi di Bacco, insaporiti dalla cottura nel vino, gli strozzapreti al sugo di cervo o i maltagliati con ceci e vongole. Da provare la polenta con fagioli.
Notevoli sono anche, fra i secondi, lo stinco di maiale e il formaggio fuso con rucola. Classica e sempre apprezzabile la piadina con squacquerone. Imperdibili i dolci, fra cui la zuppa inglese; la cantina fornisce una buona scelta di vini, e comunque il rosso della casa è un eccellente accompagnamento per la cena. Prezzi particolarmente abbordabili (menu degustazione a 17 €) completano il quadro di un'osteria davvero impossibile da dimenticare.
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Ristoranti
2012-05-24 20:09:51
Locuste
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Opinione inserita da Locuste 24 Mag, 2012
#1 recensione -
#1 recensione -
Recensione
Data di visita
Mag 04, 2010
Recensione
Pasta con le sarde e cannoli alla ricotta nel cuore del varesotto? Anche questo è possibile a Busto Arsizio, in passato meta di immigrazione proveniente in gran parte dalla Sicilia. Santini e bandiere alle pareti non lasciano dubbi: il ristorante è una vera e propria enclave siciliana, anzi catanese, in Lombardia, pur avendo mantenuto la struttura dell'antica locanda che serviva da punto di ristoro per agricoltori, allevatori e mercanti dei dintorni venuti a usufruire della "pesa". E come in passato, il locale continua a offrire agli avventori anche un confortevole alloggio: camere singole e doppie a partire dai 60 euro a notte, con un piccolo sovrapprezzo per la mezza pensione. Contribuisce al successo del locale l'offerta di un menu fisso a 10 euro per pranzo, disponibile - cosa più unica che rara - anche il sabato.
Il menu è vario e ricco di alternative, non tutte ispirate alla tradizione della Trinacria. Non c'è dubbio però sul fatto che la specialità del locale siano i primi, alcuni dei quali nati dalla fervida fantasia dello chef. Tra questi si segnalano le chicche Francesca con scampi, pomodorini e panna, gli eccellenti fusilli Marzia con pesto di pistacchi abbinato a pecorino e pomodori secchi. Sono però di alto livello anche i grandi classici: spaghetti con le vongole, pasta con le sarde e le celebri cortecce alla Norma (condimento a base di pomodoro, melanzane, ricotta salata e basilico). Decisamente atipiche in questo contesto le tagliatelle al ragù di selvaggina e funghi porcini, disponibili nella stagione autunnale.
Decisamente più "pragmatici" i secondi, imperniati su una ricca offerta di carne e pesce alla brace: bistecche, braciole, salamelle e anche fegato, che si affiancano a orata, branzino e altri prodotti del mare, secondo disponibilità. Non mancano preparazioni più elaborate come l'eccellente filetto di branzino agli agrumi con panatura di mandorle o, tornando alla carne, il filetto con trevisana e gorgonzola. Da non perdere, tra i contorni, la caponata. Un capitolo particolare va riservato ai dolci, serviti al carrello: accanto ai classici siciliani, come cannolo e cassata (di dimensioni ragguardevoli), ci sono torte fatte in casa (ottima quella alla crema), profiteroles, tiramisù, e chi più ne ha più ne metta. Vini ben assortiti, da preferire ovviamente quelli siciliani: il Nero d'Avola e l'ottimo Syrah delle cantine Cusumano.
Il menu è vario e ricco di alternative, non tutte ispirate alla tradizione della Trinacria. Non c'è dubbio però sul fatto che la specialità del locale siano i primi, alcuni dei quali nati dalla fervida fantasia dello chef. Tra questi si segnalano le chicche Francesca con scampi, pomodorini e panna, gli eccellenti fusilli Marzia con pesto di pistacchi abbinato a pecorino e pomodori secchi. Sono però di alto livello anche i grandi classici: spaghetti con le vongole, pasta con le sarde e le celebri cortecce alla Norma (condimento a base di pomodoro, melanzane, ricotta salata e basilico). Decisamente atipiche in questo contesto le tagliatelle al ragù di selvaggina e funghi porcini, disponibili nella stagione autunnale.
Decisamente più "pragmatici" i secondi, imperniati su una ricca offerta di carne e pesce alla brace: bistecche, braciole, salamelle e anche fegato, che si affiancano a orata, branzino e altri prodotti del mare, secondo disponibilità. Non mancano preparazioni più elaborate come l'eccellente filetto di branzino agli agrumi con panatura di mandorle o, tornando alla carne, il filetto con trevisana e gorgonzola. Da non perdere, tra i contorni, la caponata. Un capitolo particolare va riservato ai dolci, serviti al carrello: accanto ai classici siciliani, come cannolo e cassata (di dimensioni ragguardevoli), ci sono torte fatte in casa (ottima quella alla crema), profiteroles, tiramisù, e chi più ne ha più ne metta. Vini ben assortiti, da preferire ovviamente quelli siciliani: il Nero d'Avola e l'ottimo Syrah delle cantine Cusumano.
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Ristoranti
2012-05-24 20:08:08
Locuste
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Opinione inserita da Locuste 24 Mag, 2012
#1 recensione -
#1 recensione -
Recensione
Data di visita
Ottobre 31, 2004
Recensione
A 1700 metri d'altezza, nel contesto stupendo dell'alta val Formazza e tra le montagne innevate sopra la cascata del Toce (in val Formazza, l'estrema punta a nord del Piemonte), sorge l'Albergo "Pernice Bianca". Ed è proprio ammirando questo bel panorama che si possono apprezzare tutte le specialità del luogo, soprattutto a base di selvaggina. L'albergo (tre stelle), aperto tutto l'anno, offre ampie camere e bilocali; il ristorante ha anche una bella terrazza panoramica.
Da non perdere, tra gli antipasti, il tagliere di salumi misti di selvaggina o il più delicato pane nero con lardo e miele. Per quanto riguarda i primi invece sono da provare assolutamente due dei piatti tipici della zona dell’Ossola: i ravioli e gli gnocchi all’ossolana, a base di castagne. In alternativa, deliziosi anche i ravioli con sugo di selvaggina. Giunto poi il momento di ordinare il secondo, chi apprezza la selvaggina può veramente dare libero sfogo alla propria golosità scegliendo tra il cervo in salmì con polenta e la grigliata mista di selvaggina; altrimenti si può gustare la polenta coi funghi porcini o il pasticcio di polenta.
Per innaffiare il tutto, il vino della casa è l'ideale. Il dessert prevede poi una selezione di crostate e altre torte fatte in casa, ma per concludere il pasto, dopo il caffè, non si può andare via senza aver assaggiato l'artigianale liquore alla genziana. Le porzioni non sono abbondantissime, ma dal punto di vista qualitativo il ristorante ripaga ampiamente lo sforzo compiuto per percorrere la lunga e faticosa strada che conduce alla cascata.
Da non perdere, tra gli antipasti, il tagliere di salumi misti di selvaggina o il più delicato pane nero con lardo e miele. Per quanto riguarda i primi invece sono da provare assolutamente due dei piatti tipici della zona dell’Ossola: i ravioli e gli gnocchi all’ossolana, a base di castagne. In alternativa, deliziosi anche i ravioli con sugo di selvaggina. Giunto poi il momento di ordinare il secondo, chi apprezza la selvaggina può veramente dare libero sfogo alla propria golosità scegliendo tra il cervo in salmì con polenta e la grigliata mista di selvaggina; altrimenti si può gustare la polenta coi funghi porcini o il pasticcio di polenta.
Per innaffiare il tutto, il vino della casa è l'ideale. Il dessert prevede poi una selezione di crostate e altre torte fatte in casa, ma per concludere il pasto, dopo il caffè, non si può andare via senza aver assaggiato l'artigianale liquore alla genziana. Le porzioni non sono abbondantissime, ma dal punto di vista qualitativo il ristorante ripaga ampiamente lo sforzo compiuto per percorrere la lunga e faticosa strada che conduce alla cascata.
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Ristoranti
2012-05-24 20:05:20
Locuste
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Opinione inserita da Locuste 24 Mag, 2012
#1 recensione -
#1 recensione -
Recensione
Data di visita
Novembre 01, 2006
Recensione
Premessa: il ristorante è stato visitato nel corso della manifestazione Gustatevi l'Arte, organizzata dalla benemerita Confraternita dei Grass. In quell'occasione ogni ristorante proponeva un menu completo a soli 19 euro; offerta valida per i soli giorni della rassegna, che però Le Tre Pergamene ha lodevolmente deciso di prolungare a tutto l'anno. Evviva!
Maiano, piccola frazione di Podenzano, sorge poco a sud di Piacenza, tra i campi coltivati della pianura padana, e confina con la bellissima cittadina medievale di Grazzano Visconti. Il ristorante si trova subito all’ingresso del paese, venendo da Piacenza, sulla sinistra: la villa neogotica che lo ospita, molto gradevole al primo impatto, richiama i vecchi casali di un tempo e l’accoglienza è delle migliori. Il menu, adatto soprattutto alle fredde giornate invernali, segue scrupolosamente la tradizione culinaria della zona.
Si comincia con antipasti assai robusti: caciotta pepata e soprattutto pistà ad grass: lardo pestato con aglio e prezzemolo, spalmato su fette di ottimo pane fritto. Il tutto accompagnato da abbondanti affettati della zona. Tra i primi i classici pisarei e fasò, piatto principe della gastronomia piacentina, sono affiancati dagli originali laccetti alla pasta di cotechino e dai ravioli di patate alla ricotta e cotechino. Secondi altrettanto calorici a partire dalla trippa, per continuare con la coppa arrosto e con le convincenti coscette di tacchinella all'aceto balsamico, per finire con merluzzo in umido e polenta.
Infine i dolci: budino agli amaretti, crostata e bortellina dolce alla crema di mele. Tra i vini, oltre alla buona scelta di etichette della cantina, è da consigliare il buon Gutturnio della casa imbottigliato direttamente dai proprietari.
Maiano, piccola frazione di Podenzano, sorge poco a sud di Piacenza, tra i campi coltivati della pianura padana, e confina con la bellissima cittadina medievale di Grazzano Visconti. Il ristorante si trova subito all’ingresso del paese, venendo da Piacenza, sulla sinistra: la villa neogotica che lo ospita, molto gradevole al primo impatto, richiama i vecchi casali di un tempo e l’accoglienza è delle migliori. Il menu, adatto soprattutto alle fredde giornate invernali, segue scrupolosamente la tradizione culinaria della zona.
Si comincia con antipasti assai robusti: caciotta pepata e soprattutto pistà ad grass: lardo pestato con aglio e prezzemolo, spalmato su fette di ottimo pane fritto. Il tutto accompagnato da abbondanti affettati della zona. Tra i primi i classici pisarei e fasò, piatto principe della gastronomia piacentina, sono affiancati dagli originali laccetti alla pasta di cotechino e dai ravioli di patate alla ricotta e cotechino. Secondi altrettanto calorici a partire dalla trippa, per continuare con la coppa arrosto e con le convincenti coscette di tacchinella all'aceto balsamico, per finire con merluzzo in umido e polenta.
Infine i dolci: budino agli amaretti, crostata e bortellina dolce alla crema di mele. Tra i vini, oltre alla buona scelta di etichette della cantina, è da consigliare il buon Gutturnio della casa imbottigliato direttamente dai proprietari.
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Ristoranti
2012-05-24 19:57:53
Locuste
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Opinione inserita da Locuste 24 Mag, 2012
#1 recensione -
#1 recensione -
Recensione
Data di visita
Agosto 14, 2008
Recensione
Lo abbiamo già rilevato più volte: da Sassari alla costa si contano sì e no 20 chilometri, ma potrebbero essere 200, per quanto ogni aspetto dei costumi, delle tradizioni e persino dei sentimenti di questa città si distaccano dal mare e dalle sue usanze. La cucina non fa eccezione, e chi ancora stentasse a crederci faccia una visita alla Trattoria Da Peppina, dove la gastronomia sassarese emerge in tutto il suo legame con la terra: tanto profondo da renderla talvolta cruenta (come nel celebre zimino, un piatto a base di sole interiora) e sgradita ai più schizzinosi. In questo piccolo e caratteristico locale, infatti, tutto è rimasto come una volta o quasi (compatibilmente con i dettami dell'igiene): l'antica proprietaria non c'è più, ma Giovanni Pinna non ha variato di una virgola il suo sapere culinario e può ancora vantare una serie di piatti tipici per nulla annacquati dalla modernità.
Il vasto, ma immutabile menu lo si legge su una capiente lavagna all'ingresso: ci si intrattiene così, per stuzzicare l'appetito, con qualche fetta di salsiccia e di prosciutto crudo accompagnata da un robusto rosso della casa imbottigliato direttamente in sala con l'imbuto! Il servizio, decisamente casereccio, non soffre però di nessun imbarazzo o lentezza e anzi strappa qualche sorriso.
Poco dopo iniziano i primi, ridotti all'osso: le più caratteristiche della città sono indubbiamente le pennette alle melanzane, ma ci sono anche gnocchetti sardi al sugo di carne e ravioli di ricotta oltre ai più prosaici spaghetti. Porzioni assolutamente dignitose anche se un bis non sarebbe sgradito, ma bisogna far spazio per quanto arriverà dopo.
La lista dei secondi, infatti, è davvero "importante" e tutti valgono un assaggio. Assolutamente da non perdere le fettine di cavallo e asinello, al sangue come si conviene; i temuti (dai meno avvezzi) piedini d'agnello al sugo; l'altrettanto ostica trippa al pomodoro; l'eccellente cordula ai piselli (involtini a base di interiora); le melanzane al forno; i capienti piatti di lumache, lumaconi e monzette e, per finire, le squisite favette. Un perfetto compendio della cucina sassarese, anche se su prenotazione sono disponibili altri piatti di carne e pesce. Trascurati i dolci ma se si è fortunati si possono trovare le "solite" seadas. "Non facciamo miracoli ma pietanze" avverte una dicitura assai pragmatica a fine lista: eppure, in questa piccola oasi di resistenza gastronomica, un po' di aria di miracolo c'è...
Il vasto, ma immutabile menu lo si legge su una capiente lavagna all'ingresso: ci si intrattiene così, per stuzzicare l'appetito, con qualche fetta di salsiccia e di prosciutto crudo accompagnata da un robusto rosso della casa imbottigliato direttamente in sala con l'imbuto! Il servizio, decisamente casereccio, non soffre però di nessun imbarazzo o lentezza e anzi strappa qualche sorriso.
Poco dopo iniziano i primi, ridotti all'osso: le più caratteristiche della città sono indubbiamente le pennette alle melanzane, ma ci sono anche gnocchetti sardi al sugo di carne e ravioli di ricotta oltre ai più prosaici spaghetti. Porzioni assolutamente dignitose anche se un bis non sarebbe sgradito, ma bisogna far spazio per quanto arriverà dopo.
La lista dei secondi, infatti, è davvero "importante" e tutti valgono un assaggio. Assolutamente da non perdere le fettine di cavallo e asinello, al sangue come si conviene; i temuti (dai meno avvezzi) piedini d'agnello al sugo; l'altrettanto ostica trippa al pomodoro; l'eccellente cordula ai piselli (involtini a base di interiora); le melanzane al forno; i capienti piatti di lumache, lumaconi e monzette e, per finire, le squisite favette. Un perfetto compendio della cucina sassarese, anche se su prenotazione sono disponibili altri piatti di carne e pesce. Trascurati i dolci ma se si è fortunati si possono trovare le "solite" seadas. "Non facciamo miracoli ma pietanze" avverte una dicitura assai pragmatica a fine lista: eppure, in questa piccola oasi di resistenza gastronomica, un po' di aria di miracolo c'è...
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Ristoranti
2012-05-24 19:49:16
Locuste
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Opinione inserita da Locuste 24 Mag, 2012
#1 recensione -
#1 recensione -
Recensione
Data di visita
Agosto 18, 2006
Recensione
Il buffet è un’istituzione di Trieste, “Da Pepi” è un’istituzione del buffet. Così si può riassumere in poche righe l’importanza di questo storico locale, fondato nel 1897 da Pepi Klajnsic e passato poi alla famiglia Tomazic. Citato da innumerevoli riviste e guide gastronomiche, il buffet non ha perso nulla della sua identità: due minuscoli locali con tavoli in legno e caratteristici sgabelli, all’ingresso il bancone della salumeria e alle pareti le antiche pubblicità della birra Dreher (altro “cult” cittadino). Resta difficile valutarlo come un ristorante, anche per i suoi ritmi all’antica (chiude alle 21, anche se l’orario diventa elastico in presenza di clienti particolarmente affamati), ma in quanto a “ristoro” il locale non teme certamente confronti.
Rispetto ad altri buffet della città, il menu di Pepi è ancora più scarno: qui si serve un solo e unico piatto, la carne di maiale bollita. Eppure le varietà di tagli sono talmente numerose da garantire un assortimento unico: testina, cotenna, lingua, salsicce (viennesi e non), cotechino, guanciale e naturalmente la celebre porzina, il piatto tipico di Trieste, costituita da grosse fette di coppa o spalla. La scelta migliore è gustarli tutti assieme nell’inconfondibile piatto a forma di maiale, accompagnati da abbondanti dosi di senape e kren.
Anche per il contorno la scelta è assai ristretta: assolutamente consigliati i crauti, che si sposano perfettamente con la carne. L’alternativa è una ricca insalata russa. Infine le bevande: la Dreher è ovviamente la regina, ma i clienti non disdegnano di dissetarsi anche con corposi rossi friulani. I prezzi sono adeguati, ma non bassissimi. Da segnalare che il buffet funge tuttora da rivendita di formaggi, salumi, bevande alcoliche e altri prodotti tipici: non è una cattiva idea passare da queste parti anche per fare acquisti.
Rispetto ad altri buffet della città, il menu di Pepi è ancora più scarno: qui si serve un solo e unico piatto, la carne di maiale bollita. Eppure le varietà di tagli sono talmente numerose da garantire un assortimento unico: testina, cotenna, lingua, salsicce (viennesi e non), cotechino, guanciale e naturalmente la celebre porzina, il piatto tipico di Trieste, costituita da grosse fette di coppa o spalla. La scelta migliore è gustarli tutti assieme nell’inconfondibile piatto a forma di maiale, accompagnati da abbondanti dosi di senape e kren.
Anche per il contorno la scelta è assai ristretta: assolutamente consigliati i crauti, che si sposano perfettamente con la carne. L’alternativa è una ricca insalata russa. Infine le bevande: la Dreher è ovviamente la regina, ma i clienti non disdegnano di dissetarsi anche con corposi rossi friulani. I prezzi sono adeguati, ma non bassissimi. Da segnalare che il buffet funge tuttora da rivendita di formaggi, salumi, bevande alcoliche e altri prodotti tipici: non è una cattiva idea passare da queste parti anche per fare acquisti.
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Ristoranti
2012-05-24 19:47:07
Locuste
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Opinione inserita da Locuste 24 Mag, 2012
#1 recensione -
#1 recensione -
Recensione
Data di visita
Gennaio 10, 2004
Recensione
Uno dei tanti ristoranti cinesi della zona si è trasformato, grazie alla sapiente regia di uno chef tradizionalista ma non troppo, in un angolo di Malaysia inconsueto (almeno per queste lande desolate) e sorprendente. L'arredamento è orientale così come la cortesia e l'imperturbabilità del personale, ma a colpire sono soprattutto i piatti sapientemente cucinati (e spiegati) dal proprietario.
La cucina malese ricorda in parte i più conosciuti piatti cinesi, ma prevede un uso decisamente maggiore di spezie e condimenti. Il frequente ricorso alla frittura la rende piuttosto pesante da digerire, anche se non mancano i metodi culinari tradizionali come la cottura al vapore (nel tipico cesto di vimini).
Si comincia con una serie di antipasti: saté malaysiano (ottimi spiedini di gamberi, pollo e manzo), shau mai (raviolini ripieni di gamberi e uova), poh piah (rotolini di pasta fritta con verdura), curry puff, toast di gamberi e tou fu Malacca (sorta di insalata a base del tipico "tofu" orientale), il tutto accompagnato da deliziose salsine più o meno piccanti. Attenzione a non esagerare, le porzioni sono molto generose! Vasta la scelta di primi, a base di riso o pasta: consigliamo il nasi goreng (vedi foto), una particolare qualità di riso fritto con manzo, gamberetti e verdure.
Secondi in quantità quasi da record: si può scegliere tra carne (pollo, agnello, anatra) e pesce (in particolare molluschi e crostacei). Tra le varie preparazioni si segnalano l'otak otak di gamberi, peculiare metodo di cottura in foglie di bambù, i calamari alla Cong Pao e il pollo in salsa Sambal (condimento a base di peperoncino e zucchero di canna). Infine i dolci: rotolini di cocco, banana fritta e mango. Per quanto riguarda le bevande, i vini italiani rovineranno forse un po' l'atmosfera, ma si accompagnano perfettamente al pasto; in conclusione, immancabili le grappe, molte delle quali sono in realtà infusi (fra cui quelli di ginseng, bambù e rosa).
La cucina malese ricorda in parte i più conosciuti piatti cinesi, ma prevede un uso decisamente maggiore di spezie e condimenti. Il frequente ricorso alla frittura la rende piuttosto pesante da digerire, anche se non mancano i metodi culinari tradizionali come la cottura al vapore (nel tipico cesto di vimini).
Si comincia con una serie di antipasti: saté malaysiano (ottimi spiedini di gamberi, pollo e manzo), shau mai (raviolini ripieni di gamberi e uova), poh piah (rotolini di pasta fritta con verdura), curry puff, toast di gamberi e tou fu Malacca (sorta di insalata a base del tipico "tofu" orientale), il tutto accompagnato da deliziose salsine più o meno piccanti. Attenzione a non esagerare, le porzioni sono molto generose! Vasta la scelta di primi, a base di riso o pasta: consigliamo il nasi goreng (vedi foto), una particolare qualità di riso fritto con manzo, gamberetti e verdure.
Secondi in quantità quasi da record: si può scegliere tra carne (pollo, agnello, anatra) e pesce (in particolare molluschi e crostacei). Tra le varie preparazioni si segnalano l'otak otak di gamberi, peculiare metodo di cottura in foglie di bambù, i calamari alla Cong Pao e il pollo in salsa Sambal (condimento a base di peperoncino e zucchero di canna). Infine i dolci: rotolini di cocco, banana fritta e mango. Per quanto riguarda le bevande, i vini italiani rovineranno forse un po' l'atmosfera, ma si accompagnano perfettamente al pasto; in conclusione, immancabili le grappe, molte delle quali sono in realtà infusi (fra cui quelli di ginseng, bambù e rosa).
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