Opinione scritta da Locuste

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Ristoranti
 
2012-05-24 19:45:16 Locuste
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8.0
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Opinione inserita da Locuste    24 Mag, 2012
Ultimo aggiornamento: 10 Gennaio, 2020
#1 recensione  -  

Recensione

Data di visita
Gennaio 04, 2020
Recensione
Cucina di qualità e di ricerca, oppure piatti alla buona per un pubblico meno esigente ma molto affamato? Marco Colombo non si è neppure posto il problema: ha scelto di seguire, parallelamente, entrambe le strade, strizzando l'occhio al tempo stesso alla clientela d'élite e a quella più "ruspante". L'Osteria dei Peccatori, infatti, è diventata famosa grazie alle sue ricche e fantasiose cotolette, ciascuna ispirata a uno dei peccati capitali, e agli altrettanto variegati risotti; col tempo, però, si è costruita anche una lista di piatti alternativi, curati e rispettosi della tradizione, e una cantina di buon livello. Questo doppio binario ha contribuito al successo, insieme all'eccellente posizione del ristorante, situato a due passi dell'uscita dell'autostrada; alla fine, caso più unico che raro in questa zona, se ne sono accorti anche i curatori della guida "Osterie d'Italia" di Slow Food...

Il menu si apre con una serie di antipasti di terra e di mare: la cervella alla milanese (12 euro, non sempre disponibile) e i mondeghitt bustocchi (polpettine) sono gli unici ispirati alla cucina locale, per il resto si ondeggia tra classici come gnocco fritto o pan dorà al lardo (8,50 euro) e composizioni delicate come il polpo al basilico con purea di fave. Arrivando ai primi, non si può prescindere dai già citati risotti (12-13 euro): ce ne sono sempre almeno sette varietà. Abbiamo provato quelli con Inferno e fontina (forse il migliore), bitto e Barbera, con gamberi, zafferano e rucola, con zucca e salsiccia, ma ci sono anche altre perle come pere e Castelmagno, porcini e mirtilli o addirittura gamberi, zafferano e liquirizia; inappuntabile, comunque, la cottura. Tra gli altri primi, le proposte più originali sono gli gnocchi di zucca con salsa di noci e profumo di amaretto e le reginette alla carbonara dell'oste (con cipolla e olive).

Ed eccoci al piatto che ha fatto la fortuna del ristorante: la cotoletta alla milanese (18-20 euro) declinata in sette diverse versioni più una, la classica senza condimenti. Persino il purista più ortodosso non potrà fare a meno di apprezzare l'Accidia (con melanzane alla parmigiana), l'Invidia (radicchio e crema di taleggio), l'Avarizia (provolone e zucchine trifolate) e l'audace Gola (bacon e scamorza)... Ma non finisce qui: ampio è lo spazio dedicato ai classici lombardi (15-20 euro), come bollito misto, cassoeula (solo in inverno), rognone, rane fritte e i tipici bruscitt bustocchi con polenta. Interessante anche la tagliata di bue ubriaco, ossia manzo marinato nella birra rossa, e per gli incontentabili c'è anche la spadellata di pesce. Dolci della casa (5-6 euro) meno caratteristici ma di buona qualità: tiramisù (con Pavesini!), crostata, latte in piedi e la crema dell'oste, una catalana con marsala, amaretti e salsa al caramello. La cantina è discretamente selezionata: deludente però il Merlot che dovrebbe segnare la rinascita dei vini varesini. Come digestivo provate una delle ottime grappe Roner. Conto finale non economico ma tutto sommato onesto.
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Ristoranti
 
2012-05-24 19:42:26 Locuste
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7.5
Opinione inserita da Locuste    24 Mag, 2012
#1 recensione  -  

Recensione

Data di visita
Agosto 08, 2010
Recensione
Se la fortuna dei locali si basasse esclusivamente sull'atmosfera, Peccati di Gola in Mare sarebbe da tempo al top di tutte le classifiche. Questo ristorante galleggiante ospitato da un barcone nel porto di Cagliari, al di là della posizione in sé suggestiva, può infatti offrire un panorama mozzafiato (soprattutto in notturna) sul golfo e sulla città vecchia, con il centro storico e la basilica di Bonaria in bella vista; senza contare poi - almeno nei giorni di calma piatta - la possibilità di cenare direttamente sul ponte della nave. Notevole anche il fascino dell'imbarcazione, utilizzata in passato per il trasporto dei detenuti al carcere dell'Asinara prima di essere recuperata e restaurata nel 2006. Purtroppo a tutto ciò non corrisponde sempre una cucina di livello adeguato. Non che l'offerta sia disprezzabile: 30 euro per un menu completo a base di pesce sono una cifra decisamente bassa (anche se fa capolino il vizio, tipico di molti locali a menu fisso, di "caricare" gli antipasti per lesinare un po' sulle portate principali). Il problema è proprio la preparazione di alcuni piatti, talvolta inadeguata alla qualità della cornice.

Accompagnati da un bianco della casa accettabile - c'è però anche una discreta cantina - arrivano subito in tavola gli antipasti della tradizione locale: tra quelli compresi nel menu fisso i migliori sono l'insalata di polpi, i calamari, le cozze alla marinara e il tonno in umido, oltre alle immancabili melanzane. Meno entusiasmanti le seppie con piselli e il tonno alle cipolle. La lista promette altre meraviglie come il pesce a scabecciu (cioè condito con una salsa a base di aceto), i bocconi lessi e i ricci di mare. Per questi ultimi, però, bisogna presentarsi nella stagione giusta, quella invernale. In generale, molti dei piatti del menu potrebbero non essere disponibili in base al pescato del giorno; la qualità della materia prima appare comunque mediamente buona.

Anche i primi si rifanno ampiamente alla tradizione, senza variazioni di rilievo. Riuscita la tipica fregola con le arselle, malgrado la proibitiva temperatura di servizio; assai meno convincenti gli spaghetti allo scoglio, troppo asciutti e poco amalgamati con il condimento. Tra le altre proposte, spaghetti alla pescatora e con le cozze. Secondi variabili di giorno in giorno: quasi sempre presenti l'orata e la spigola arrosto. Delude decisamente la grigliata mista, sia nelle proporzioni - una spigola, una seppia e un gamberone per due persone! - sia nella cottura, decisamente eccessiva fino a danneggiare la consistenza del pesce. Un po' meglio la frittura mista a base di gamberi e calamari. Pochi e non particolarmente entusiasmanti i dolci. Servizio piuttosto umorale, meglio non inimicarsi il personale...
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Ristoranti
 
2012-05-24 19:38:21 Locuste
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4.5
Opinione inserita da Locuste    24 Mag, 2012
#1 recensione  -  

Recensione

Data di visita
Marzo 19, 2005
Recensione
"Da Meo Patacca, dal 1959, ner core de la vecchia Roma". Si presenta così, con un'iscrizione all'ingresso, uno dei ristoranti più famosi della capitale. E ancora: "Ar posto de Roma se magna, se beve e se canta co' i musicisti trasteverini". Insomma una serie di dichiarazioni di genuinità che, insieme alla posizione davvero eccezionale (proprio nel cuore di Trastevere) e all'inimitabile atmosfera, attirano immediatamente il visitatore. Non è tutto rose e fiori però: una volta al tavolo ci si rende conto che il ristorante ha un po' perso la vena più tradizionale che lo contraddistingueva qualche anno fa, assumendo tratti marcatamente turistici. Resta, però, una tappa ideale per chi si avvicina per la prima volta alla cucina romana.

L'ambiente è accogliente e molto caratteristico: arredi tradizionali in legno, decorazioni alle pareti ovunque. Tra una portata e l'altra ecco presentarsi i musicisti per i famosi stornelli romani. Per i meno suscettibili, è possibile ascoltare i motteggi diretti a ognuno dei commensali. Il menu è quanto di più classico si possa immaginare, a partire dagli antipasti: prosciutto e melone, bruschetta, bresaola. A uso e consumo degli stranieri più che degli italiani.

Meglio i primi, a cominciare dai bucatini all'amatriciana per proseguire con i rigatoni cacio e pepe, fino alla "mitica" carbonara. Tra i secondi è d'obbligo la coda alla vaccinara, il piatto più caratteristico della zona, ma c'è spazio anche per l'abbacchio e la porchetta. Non mancano altri piatti tipicamente romani come fagioli con le cotiche e saltimbocca. I dolci non brillano per originalità. Per accompagnare il pasto si consiglia uno degli ottimi vini dei Colli, su tutti il Frascati doc.
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Ristoranti
 
2012-05-24 19:36:35 Locuste
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5.9
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Opinione inserita da Locuste    24 Mag, 2012
#1 recensione  -  

Recensione

Data di visita
Aprile 07, 2007
Recensione
Siamo nei pressi dell'Università e del Parco Ducale, una delle zone più tranquille e accoglienti di Parma. Dal 1925 il ristorante Cocchi, fondato dal capostipite Paride e oggi all'annesso all'albergo Daniel, regala ai suoi ospiti un'accurata e rigorosa selezione di specialità locali, senza tralasciare una vasta scelta di vini. La cucina è decisamente all'altezza delle attese, curata e di qualità; bisogna però fare i conti con una fascia di prezzo alta, che riflette anche l'ambiente elegante e raffinato, forse troppo. Il servizio, pur impeccabile, risulta infatti un po' troppo freddo e formale.

Si comincia il pasto con una selezione di affettati, vanto della gastronomia locale: spiccano naturalmente il prosciutto di Parma, il culatello di Zibello, il salame di Felino. A cena è disponibile anche la torta fritta. Ottimo l'assortimento dei primi, che propongono accostamenti anche originali come quello dei tagliolini con carciofi e culatello, accanto ai tradizionali tortelli di zucca e ad altri piatti interessanti (tagliatelle al sugo d'anatra). Tra i secondi, da provare il carpaccio di manzo con rucola e grana; robusto il bollito misto. La carta dei vini, come detto, è alquanto ampia e strutturata con varie fasce di prezzo e di qualità.
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Ristoranti
 
2012-05-24 19:34:51 Locuste
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7.4
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Opinione inserita da Locuste    24 Mag, 2012
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Recensione

Data di visita
Giugno 11, 2009
Recensione
D'accordo, siamo in Italia e in particolare in una zona d'Italia che della ristorazione ha fatto una delle sue eccellenze culturali, ma entrare in una trattoria così ricca di storia fa sempre una certa impressione. Si era ancora nell'Ottocento quando gli imolesi si affollavano nella trattoria del "parlamentino", così chiamata perché al suo interno fiorivano discussioni e dibattiti politici; e persino oggi, mutatis mutandis, varcando la soglia si può captare qualche pungente commento sulle ultime notizie tratte dalla prima pagina del Carlino. Da allora il locale è cambiato poco, nonostante i voluminosi trattati di cucina alle pareti, mentre è cambiato il menu che oggi presenta - soprattutto nella stagione estiva - numerosi piatti a base di pesce, innovativi rispetto alla tradizione ma non per questo meno appetitosi. Chi invece ama la "storia" anche a tavola può rifugiarsi nei piatti tipici della casa, tutti a prezzi decisamente abbordabili.

Vista la zona è assai difficile, per non dire impossibile, sottrarsi a un antipasto invitante come il misto di salumi con piadina. Praticamente perfetta quest'ultima, accompagnata da coppa, crudo di Parma, mortadella, salame e i sorprendenti ciccioli nella loro versione insaccata, in fettine tanto sottili quanto gustose. Anche gli altri antipasti sono comunque interessanti: piadina con culatello e lardo, petto d'oca, insalata di gamberetti con pomodoro e mozzarella, frittura di bianchetti. Tra i primi riemerge la distinzione terra-mare: nella prima categoria abbiamo i deliziosi tagliolini ai prugnoli, saporiti funghi del vicino Appennino, disponibili fino a giugno inoltrato, e la gramigna con salsiccia e piselli. Nella seconda, fanno capolino la zuppa di vongole e cannellini e la curiosa carbonara di mare.

Lo stesso discorso è valido anche per i secondi, tra i quali spiccano la salsiccia ai ferri, la tagliata di manzo e il rognone trifolato ma anche i piatti di mare come il pesce spada con patate e rosmarino e il rombo al forno. Il vero piatto tipico della casa lo si trova però nella stagione invernale: è il rinomato baccalà, preparato in vari modi, ad esempio con polenta oppure mantecato al tartufo. Dolci fantasiosi ma non troppo consistenti, da segnalare comunque la delicata crema in tazza all'Albana dolce. Interessante il Pignoletto della casa ma discretamente fornita anche la lista dei vini: si può ordinare anche al calice.
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Ristoranti
 
2012-05-24 19:26:22 Locuste
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8.0
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Opinione inserita da Locuste    24 Mag, 2012
#1 recensione  -  

Recensione

Data di visita
Mag 01, 2009
Recensione
“Quel ramo del lago di Como, che volge a mezzogiorno, tra due catene non interrotte di monti, tutto a seni e a golfi, a seconda dello sporgere e del rientrare di quelli, vien quasi a un tratto, tra un promontorio a destra e un'ampia costiera dall'altra parte...”
Rispetto all'incipit di Manzoni siamo sul ramo opposto del lago di Como, tra Argegno e Lenno, ma la descrizione resta pur sempre valida. La strada che costeggia il Lario offre dunque panorami spettacolari, ma anche numerosi ristorantini tipici e accoglienti, che ai piaceri del lungolago aggiungono quelli degli ottimi piatti di pesce d'acqua dolce.

Il locale di Silvano Bordoli è più noto come "Trattoria San Giovanni" ed è questo anche il nome scritto sull'insegna: non trovarlo è però impossibile grazie alla sua posizione particolarmente felice, adiacente alla pittoresca torre campanaria di Ossuccio. Da fuori lo si direbbe un semplice bar ma si tratta di una trattoria a tutti gli effetti, ottima per gustare piatti tradizionali; la gestione è familiare, l'arredamento rustico ma accogliente. Il menu è tutto a base di pesce, fin dagli antipasti (lavarello e paté di pesce di lago soprattutto); il piatto forte è un primo ottimo e abbondante, il risotto al pesce persico, che è davvero la specialità della casa e vale qualche minuto di attesa in più.

L'altro piatto tipico da provare sono i classici misultin, piccoli pesci di lago (in italiano agoni) molto comuni in questo bacino, salati ed essiccati al sole, serviti con abbondante polenta. Variegata invece l'offerta dei secondi: si consiglia la frittura mista di lago, ma nel menu c'è anche il saporito lavarello alla griglia. Non manca qualche piatto di carne per chi vuol essere originale a tutti i costi. Meno interessante l'offerta di dolci (meringata, semifreddo al torroncino), discreto il vino bianco della casa. Da non tralasciare un buon bicchierino di grappa prima di chiudere.
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Ristoranti
 
2012-05-24 18:42:00 Locuste
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6.0
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8.0
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5.5
Servizio 
 
7.5
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Opinione inserita da Locuste    24 Mag, 2012
#1 recensione  -  

Recensione

Data di visita
Giugno 30, 2006
Recensione
Rinomata in tutta la zona di Brindisi per i suoi elevati standard gastronomici, la trattoria "Pantagruele" è anche decisamente fuori dal nostro target economico, dal momento che il prezzo di un pasto completo si aggira sui 50 euro. Benchè il locale conservi aspetto e atmosfera di una classica trattoria, l'ambiente è decisamente signorile e la cucina è d'autore, dato che la fama di Armando Brenda si è ormai sparsa ben oltre i confini della città. Anche la cornice non è da sottovalutare: splendida la piazzetta del centro che ospita il ristorante, così come i tre locali interni separati da passaggi sotto volte a botte.

Il menu è, come ci si attende, prevalentemente a base di pesce, accompagnato da ottimi vini bianchi tra cui è da consigliare il Gravina Botromagno. Si comincia quindi con un antipasto misto non particolarmente ricco ma apprezzabile per varietà e originalità. I primi non sono da meno: gustosissime le linguine con aragosta, come anche uno dei piatti principi della casa, i tagliolini con julienne di seppia, pesto di rughetta e pinoli. Anche qui non c'è da aspettarsi porzioni abbondanti, ma grande cura per la preparazione e la qualità degli ingredienti.

I secondi sono altrettanto soddisfacenti, anche qualora si scelga di puntare su piatti classici come il pesce alla brace o gli scampi al vapore. Ma il ristorante è particolarmente famoso per i dolci, e giustifica in effetti la sua fama al termine del pasto: tra le eccezionali specialità della casa c'è il babà con crema chantilly. Nel complesso il locale può riservare grandi soddisfazioni pur non essendo adatto, visto il costo, per visite troppo frequenti.
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Ristoranti
 
2012-05-24 18:40:30 Locuste
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7.6
Qualità 
 
8.0
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8.5
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Opinione inserita da Locuste    24 Mag, 2012
#1 recensione  -  

Recensione

Data di visita
Mag 28, 2005
Recensione
A pochi chilometri dal Lago di Garda sorge il paesino di Colà, che alle attrattive del più grande specchio d'acqua dolce d'Italia aggiunge quelle delle frequentatissime Terme. Paese piccolo dunque, ma non certo sprovveduto dal punto di vista turistico, e tra i tanti locali pronti ad accogliere i visitatori la Trattoria Dal Pansa è fra le mete privilegiate. Proprio per questo, meglio evitarla nelle giornate di massima affluenza, per non incorrere in spiacevoli rallentamenti e "ingorghi" a tavola.

Al di là del servizio (sensibilmente migliorato in occasione della nostra seconda visita) va notato che il locale presenta un'offerta gastronomica corposa e incentrata sui piatti tipici del veronese. Il gustoso antipasto, a base di polenta e lardo, è soltanto un piccolo anticipo della lista delle portate che costituisce una piacevolissima sorpresa, soprattutto per abbondanza. Sono infatti ben dieci i primi disponibili, tra cui le specialità del luogo: bigoli all'anitra (la pasta è fatta in casa), ravioli con ripieno di zucca e ottime tagliatelle al sugo di lepre o di cinghiale, per non citare i risotti.

Anche la varietà dei secondi è apprezzabile: la carne regna sovrana, ma si passa indifferentemente dalla tagliata di manzo all'apprezzabile grigliata mista, fino ad arrivare al piatto più sostanzioso e tradizionale della zona, l'anitra ripiena. Assortimento notevolissimo, in grado di soddisfare i gusti di tutti i visitatori. Si chiude con dolce della casa, caffè e amaro per un pasto che non supera i 28 euro sul conto finale, ma lascia gli avventori decisamente soddisfatti e con la "pansa" piena.
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Ristoranti
 
2012-05-24 18:35:05 Locuste
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6.6
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6.5
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Opinione inserita da Locuste    24 Mag, 2012
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Recensione

Data di visita
Agosto 08, 2004
Recensione
Sarà l'atmosfera spagnoleggiante che regna ad Alghero (città che conserva fin nel linguaggio i retaggi della dominazione catalana), sarà la contaminazione culturale che caratterizza ormai anche la nostra cucina: sta di fatto che la presenza del ristorante messicano "Pancho Villa" non stona per nulla nella frequentatissima località balneare del sassarese. E infatti la clientela ripaga l'idea affollando il ristorante (davvero difficile trovare posto in estate).

Cibi e bevande sono, ovviamente, nel più classico stile messicano: non mancano dunque le classiche fajitas di pollo o di manzo e neppure i burritos in varie preparazioni, il tutto annaffiato da robuste dosi di sangria. Vero piatto forte è però la parrillada, misto di carne e patatine fritte servito direttamente sulla griglia. Come specialità della casa vanno segnalati soprattutto gli antipasti, fra cui regnano i nachos serviti in mille modi, e accompagnati dagli ingredienti tipici della tradizione centroamericana: chili, fagioli, formaggio fuso, guacamole (salsa a base di avocado e cipolle).

Come dessert si consiglia l'inconsueto helado rompope, gelato al mango, mentre è d'obbligo chiudere il pasto con un liquore: a scelta tequila, mezcal o cucaracha, uno shot flambé a base di tequila e caffé. Ambientazione piacevole e servizio curato, nonostante le proporzioni del locale; alla cucina invece si può rimproverare un'eccessiva parsimonia nell'uso del peperoncino e in generale dei sapori piccanti, che sono un carattere imprescindibile della gastronomia messicana. Per contro i prezzi sono più che onesti.
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Ristoranti
 
2012-05-24 18:33:17 Locuste
Voto medio 
 
7.4
Qualità 
 
7.5
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7.0
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8.0
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7.0
Opinione inserita da Locuste    24 Mag, 2012
#1 recensione  -  

Recensione

Data di visita
Novembre 26, 2008
Recensione
Si è recentemente trasferito, ampliando almeno un po' il ristretto spazio a disposizione, questo simpatico ristorante cubano che nonostante la lunga "militanza" milanese ha conservato aromi e sapori della terra d'origine. Il locale si giova, fra l'altro, di un servizio particolarmente cortese e di un'atmosfera genuinamente cubana ma al tempo stesso sobria, senza pacchianerie: l'immancabile musica di sottofondo c'è, ma è piacevole e poco invasiva. Nulla da eccepire dal punto di vista del menu che, oltre ai classici della cucina locale, offre su prenotazione anche alcuni piatti più elaborati come aragosta, paella e l'appetitoso maialino al forno. Non bassissimi ma onesti i prezzi.

Tipicamente il menu comprende un antipasto, un piatto unico (di carne o di pesce) e un dolce. Per iniziare con un'efficace panoramica delle pietanze della casa c'è l'antipasto alla cubana, che comprende una fritturina di carne, pesce e malanga (saporita radice), mariquitas de platano verde (banane a fette) e albondegas (polpettine) con abbondanti salse di contorno. Altri antipasti: croquetas de carne al oregano, croquetas de pescado al perejil (prezzemolo), chele di granchio, il misterioso "pollo di tu". Per accompagnare si può optare per uno dei tipici cocktail locali, come mojito e cuba libre, rigorosamente comunque a base di rum. Altrimenti la bevanda d'obbligo è la birra Cristal.

Le portate più sostanziose sono tutte accompagnate da abbondante riso con fagioli neri, oltre a yucca, banane e altri condimenti. Tra i secondi di carne, al già citato maialino al forno si aggiungono il pollo fritto alla cubana, le masas de cerdo (cubetti di maiale marinati e poi fritti con cipolle), il lomo ahumado (carrè di maiale); sul versante marittimo una discreta fritura de pescado e i camarones a la Mary (gamberi). Pochi ma buoni i dolci tra cui spiccano il flan, con o senza scaglie di cocco, e la crema catalana. Per concludere il pasto, non può mancare un bicchierino di rum: al di là dei marchi più conosciuti ci sentiamo di consigliare l'ottimo ron Mulata.
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