Opinione scritta da Locuste

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Ristoranti
 
2018-11-06 16:13:54 Locuste
Voto medio 
 
7.3
Qualità 
 
8.5
Quantità 
 
7.0
Servizio 
 
9.0
Prezzo 
 
4.5
Opinione inserita da Locuste    06 Novembre, 2018
#1 recensione  -  

Recensione

Data di visita
Novembre 03, 2018
Recensione
Sonnacchioso e poco pubblicizzato, il Canavese è in realtà un luogo di delizie paesaggistiche e culinarie, ideale "buen retiro" di molti torinesi, vista la vicinanza del capoluogo. Tra un castello e l'altro regna sovrana l'enogastronomia, e il piccolo borgo di Orio Canavese (meno di 800 abitanti) non fa eccezione: il Barba Toni, creato nel 2001 da Alain Zanolo, è un vero gioiellino per chi ama i piatti della tradizione piemontese, ma non solo. Non fatevi ingannare dal nome: della "trattoria" il locale non ha nulla, anzi l'eleganza degli arredi e l'abbigliamento dello chef possono provocare un po' di iniziale soggezione. Ci pensano però la squisita cortesia del servizio e l'estrema qualità di materie prime e preparazioni a riscaldare l'atmosfera, insieme al camino nell'angolo. I prezzi sono altini (45-50 euro per un pasto completo) ma è chiaro che non siamo di fronte a un locale da abbuffate, bensì a un ristorante per degustazioni d'eccellenza.

Il compito più arduo richiesto ai visitatori del Barba Toni è senza dubbio la selezione del menu: troppi i piatti che meriterebbero un assaggio, ognuno in grado di valorizzare una o più prelibatezze locali. Già tra gli antipasti (12 euro) spiccano delizie come la battuta di fassone al coltello, con crema di sedano e Pignoletto rosso, e i cubi di salmone al cirmolo su crema di patate viola; ma è tra i primi che la scelta diventa davvero ardua. I tagliolini del Barba Toni al doppio uovo (13 euro), una sorta di "carbonara piemontese" con mocetta e pepe rosso, sono davvero il non plus ultra, ma attirano pure il risotto al gorgonzola e castagne (12 euro), gli gnocchi di rape rosse su fonduta di toma di Ceresole Reale e, fuori menu, le tagliatelle al ragu di quaglia.

I secondi sono all'altezza: tagliata di fassone, galletto allevato a terra con senape al miele e lo squisito filetto di maiale al passito di Caluso (16 euro), forse - a cercare il pelo nell'uovo - penalizzato dal condimento a base di cipolla di Tropea e cavolo verza, che vira un po' troppo sull'agrodolce. Difficile però risparmiarsi l'assaggio del tagliere di prelibati formaggi freschi e stagionati (14 euro). Senza contare che, nella stagione giusta, non mancano i piatti a base di tartufo bianco: battuta di fassone, fonduta, tagliolini in varie preparazioni e uovo al palet, tutti disponibili con tartufo già grattato o da grattugiare (prezzo al consumo). In chiusura dolci altrettanto prelibati: le specialità della casa sono lo zabaione al passito di Caluso con paste di Meliga e il bunet sempre al passito, davvero un capolavoro (6 euro).

Inutile dire che la cantina, ben fornita e ricercata, è tra i punti di forza della casa, con abbondanza di vini locali e da tutto il Piemonte. Per le degustazioni al calice meglio affidarsi direttamente al proprietario, che proporrà ad esempio il corposo Nebbiolo delle cantine Giacometto; immancabile poi, con il dessert, il bicchierino di passito di Caluso, magari quello dell'azienda Cieck.
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Ristoranti
 
2018-10-30 12:50:54 Locuste
Voto medio 
 
7.1
Qualità 
 
8.5
Quantità 
 
7.0
Servizio 
 
8.0
Prezzo 
 
5.0
Opinione inserita da Locuste    30 Ottobre, 2018
#1 recensione  -  

Recensione

Data di visita
Ottobre 26, 2018
Recensione
I ristoranti siciliani a Milano sono tanti e, di solito, costituiscono una garanzia: è raro trovarne uno di cattiva qualità o a prezzi esorbitanti. Poi però bisogna valutare chi riesce ad andare oltre la pasta con le sarde e i cannoli e proporre qualcosa di più creativo e originale. Rientra senz'altro in questo secondo gruppo la Bottega Sicula (niente a che fare con il quasi omonimo street food in zona Navigli), che nell'ormai sterminato panorama gastronomico del quartiere Porta Romana emerge per cura, equilibrio e inventiva. Le accoglienti salette, disposte su due piani, sono il luogo ideale per una cenetta riservata: malgrado i soprammobili un po' kitsch (carretto siciliano compreso) l'ambiente è tutt'altro che chiassoso, e il servizio molto cortese e discreto. Una piacevole scoperta.

Si comincia subito con un antipasto imperdibile: le alici alla Bastien (dal nome dello chef), cioè impanate e ripiene di mozzarella di bufala (10 euro). Un abbinamento delizioso che si ripete anche nella caprese di gamberi con mozzarella, mentre le alternative sono più tradizionali ma non meno gustose: cozze a piacere, polpo e crudi di ogni tipo, dalle tartare a scampi e gamberi. Tra i primi torna il leit motiv del pesce abbinato al formaggio: i paccheri con gamberi di Mazara e pecorino di Bronte (12 euro) sono riuscitissimi. Lo stesso si può dire, del resto, per i rigatoni con gamberi, broccoli e acciughe o per quelli con calamari e carciofi. Tra le specialità, nella stagione giusta, ci sono anche gli spaghettoni ai ricci freschi (22 euro).

Secondi all'altezza del resto: la frittura mista (18 euro) è leggera ma corposa, il pesce (6 euro/etto) è freschissimo e disponibile al forno, alla griglia o sotto sale. Una chicca il trancio di ricciola con frutto della passione (20 euro). Per chi amasse altri sapori, è disponibile anche un menu di terra, con piatti come paccheri alla Norma e tagliata di filetto. Infine, trattandosi di Sicilia, non possono mancare i dolci: cannoli, sorbetti di ogni tipo (da provare quello al fico d'India) e una splendida cassata, di celestiale dolcezza. Ristretta ma ben assortita la carta dei vini, con diversi bianchi di qualità: ottimo il Grillo della cantina Centonze. Si conclude con le bottiglie di limoncello e meloncello a disposizione dei commensali. Il prezzo di una cena completa, dall'antipasto al dolce, si aggira sui 45 euro.
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Ristoranti
 
2018-10-24 17:51:31 Locuste
Voto medio 
 
7.8
Qualità 
 
7.0
Quantità 
 
7.0
Servizio 
 
7.5
Prezzo 
 
9.5
Opinione inserita da Locuste    24 Ottobre, 2018
#1 recensione  -  

Recensione

Data di visita
Ottobre 13, 2018
Recensione
Lalibela, con le sue incredibili chiese rupestri del XII secolo, è senza dubbio una delle meraviglie dell'Etiopia e dell'intera Africa, ed è anche una cittadina in continua espansione: la zona più vicina all'aeroporto, grazie anche alle strade asfaltate (per la verità non benissimo) da industrie cinesi, si sta velocemente riempiendo di hotel, negozi e persino di qualche ristorante, merce rara da queste parti. Modernissimo, colorato e insolitamente curato nella location e nel servizio, il Kana Restaurant soffre della posizione isolata ma, ci scommettiamo, saprà presto ritagliarsi uno spazio sulle guide turistiche. La cucina è a metà strada tra etiope e internazionale, la qualità media è di buon livello e l'ambiente piacevole, tanto che molti lo frequentano anche solo per una (o, più spesso, molte) birra in compagnia.

La lista dei piatti, tra zuppe, injera e pietanze tradizionali come shiro e tibs, non si differenzia più di tanto dalla maggioranza dei ristoranti etiopi. La particolarità è semmai la presenza di una vasta scelta di carne alla griglia: vitello e agnello sono presentati in tutti i modi possibili, compresi bistecche, hamburger e filetto alla Strogonoff, non proprio una specialità da queste parti! Senza esagerare, si può ordinare una grigliata mista, che è concepita "alla etiope" (cioè con la carne sminuzzata in piccoli pezzi) e con robusto condimento di riso e verdure. E' anche possibile, se si prenota con almeno mezza giornata di anticipo, provare il famoso doro wot, lo stufato di pollo che è considerato uno dei piatti nazionali. Altro "plus" del ristorante è la presenza dei dessert, anche se le torte non erano disponibili al momento della nostra visita: ci si può consolare con banane, papaya e cocktail alla frutta. Come bevande, accanto alla birra (segnaliamo, oltre alle solite marche, la più che discreta Bedele) si possono bere anche i vini delle cantine Castel: Acacia o Rift Valley. I prezzi sono forse i più elevati dell'intero viaggio in Etiopia, dato che per un pranzo completo ci si può spingere fino a 250 birr: quasi 8 euro!
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Ristoranti
 
2018-10-24 17:37:48 Locuste
Voto medio 
 
7.6
Qualità 
 
7.0
Quantità 
 
7.0
Servizio 
 
7.0
Prezzo 
 
9.5
Opinione inserita da Locuste    24 Ottobre, 2018
#1 recensione  -  

Recensione

Data di visita
Ottobre 10, 2018
Recensione
Di tutte le località visitate in Etiopia, Axum è di gran lunga la più organizzata, tranquilla e piacevole dal punto di vista del turista, ma anche da queste parti non è poi così facile trovare un ristorante affidabile. L'AB Cultural Restaurant, nel pieno centro della città, è senza dubbio tra i più appariscenti, ma suscita parecchia diffidenza: con i suoi spettacoli di danze tradizionali messi in scena ogni sera, il sentore di "trappola per turisti" è decisamente forte. Per fortuna, il locale dispone anche di una tranquilla veranda in cui è possibile dedicarsi semplicemente al cibo, e il bilancio finale risulta più che positivo: piatti semplici e curati, servizio rapido, prezzi come al solito decisamente modici.

Il menu di specialità etiopi è molto più ampio rispetto ad altri ristoranti, ma purtroppo di non facile interpretazione, almeno per chi non conosce l'amarico. Oltre ai soliti tibs, firfir, shiro e compagnia, spicca qui la presenza di diverse tipologie di wot (stufato), che però va ordinato con largo anticipo, visti i lunghi tempi di preparazione. Per nostra fortuna siamo riusciti comunque ad assaggiare il key wot, ottimo stufato di manzo, speziato ma non troppo piccante, servito in tegamino e da versare sull'injera. Invitante anche il classico "National food", con diversi assaggi disposti su un grande piatto di injera. Mancano del tutto i dessert, come quasi ovunque, mentre si può consumare abbondante birra etiope, dalla Walia alla Dashen.
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Ristoranti
 
2018-10-24 17:28:15 Locuste
Voto medio 
 
8.6
Qualità 
 
8.0
Quantità 
 
8.5
Servizio 
 
8.5
Prezzo 
 
9.5
Opinione inserita da Locuste    24 Ottobre, 2018
#1 recensione  -  

Recensione

Data di visita
Ottobre 08, 2018
Recensione
Nella nostra carriera di recensori, mossi da insaziabile appetito ma anche da altrettanto insaziabile curiosità, non ci è capitato spesso di tornare per due giorni di fila nello stesso locale. Se lo abbiamo fatto con il Four Sisters non è solo per una certa carenza di alternative, ma anche perché questo ristorante tutto al femminile, gestito - come suggerisce il nome - da quattro sorelle, è di gran lunga il migliore da noi provato nella nostra breve trasferta in Etiopia. Oltre a costituire un'ancora di salvezza nel desolante panorama di Gondar, dove i ristoranti sono pochi e chiudono quasi tutti entro le 20, il Four Sisters offre una strepitosa panoramica sulla gastronomia etiope, con ingredienti e preparazioni di primo livello; e nonostante l'evidente vocazione turistica, con tanto di canti e balli in costume, non ha nulla di artefatto o truffaldino, anzi fa della genuinità dei suoi piatti un punto d'onore. Unico difetto, se così si può dire, è la difficoltà nel trovarlo: fatevi guidare da uno dei tanti bahaj o "tuc-tuc", i furgoncini che (dopo aver contrattato il prezzo!) vi porteranno ovunque.

Il visitatore viene accolto al Four Sisters da un ambiente pittoresco e affascinante: tappeti e decorazioni tipiche alle pareti, cameriere che indossano i tradizionali, un mantello (simile a un poncho) per ogni commensale, e persino gli squilli di tromba all'arrivo! Anche i piccoli particolari del servizio sono però più che invitanti, dalla brocca per il lavaggio delle mani alla zuppa servita come omaggio all'apertura del pasto. Tutto a uso e consumo dei turisti, è ovvio: il bello, però, è che i piatti sono non soltanto ben riusciti, ma addirittura squisiti. In particolare l'injera (la tipica focaccia spugnosa) assaggiata qui è decisamente superiore, nonché molto più digeribile, rispetto a quella provata in ogni altro luogo del paese.

Il miglior modo per andare alla scoperta delle tradizioni culinarie locali è scegliere uno dei luculliani piatti assortiti proposti dal menu: il "fasting food", letteralmente cibo da digiuno, o il "National food", di fatto la stessa cosa ma con l'aggiunta di carne. Si tratta di grandi vassoi di injera ricoperti di assaggi di ogni sorta di specialità: purè di ceci, fave e lenticchie, insalata di pomodoro e cipolle, barbabietole e verdure varie, frittelline di patate dolci e zucca, l'inconfondibile shiro, e - nella versione carnivora - agnello, manzo e pollo sminuzzati, con un uovo al centro. Il tutto condito con abbondanti spezie e peperoncino. Basterebbe questo per concludere, ma il menu offre anche tutti gli altri piatti tipici della zona (wot, firfir, tibs) tra cui anche il kitfo, a base di carne macinata, proposto sia nella versione cruda che in quella cotta (più consigliabile per motivi igienici). Caso più unico che raro, il ristorante offre anche qualche frutto (soprattutto banane) come dessert, oltre a proporre il caffè preparato con il rito tradizionale. Si bevono birre locali tra cui la Dashen, prodotta proprio a Gondar.
I prezzi sono incredibilmente bassi per la tipologia del locale: si rimane costantemente sotto i 200 birr (poco più di 6 euro) per un pasto completo.
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Ristoranti
 
2018-10-24 17:04:08 Locuste
Voto medio 
 
7.6
Qualità 
 
6.0
Quantità 
 
7.0
Servizio 
 
8.0
Prezzo 
 
9.5
Opinione inserita da Locuste    24 Ottobre, 2018
#1 recensione  -  

Recensione

Data di visita
Ottobre 06, 2018
Recensione
Il lungolago di Bahir Dar forse non corrisponde esattamente all'ideale europeo di "passeggiata", ma è sicuramente il luogo più animato e al tempo stesso accessibile - almeno nelle ore diurne - della cittadina sulle sponde del lago Tana. Tutti gli abitanti del luogo e i rari turistici si fermano, per una birra o un caffè, in uno dei locali ai bordi della strada principale, semplici e accoglienti, anche se molti di essi hanno sicuramente vissuto tempi migliori. Tra questi c'è indubbiamente il Lake Shore, elegante e sfarzoso ristorante da cui si può godere di un'incantevole vista sul lago, specie al tramonto, con tanto di tavoli all'aperto e giardini: oggi il locale sembra un po' decaduto e la clientela non è così numerosa, ma poco importa, finché ambiente e servizio restano all'altezza.

Per quanto riguarda il cibo, non ci vuole grande fantasia per immaginarsi il menu, composto prevalentemente dai piatti tipici della cucina etiope, anche se non manca qualche pietanza internazionale. Il "plus" del luogo è naturalmente il pesce di lago, che magari non sarà saporitissimo ma è di freschezza invidiabile. Lo si può gustare in vari modi: impanato e fritto, alla griglia o a dadini con spezie e l'immancabile injera. Una curiosità: chi ordina "cooked vegetables" si vedrà arrivare foglie d'insalata, carote e pomodori, il tutto però ripassato in padella! Solito assortimento di birre locali, tra cui la Harar e la Walia.
I prezzi sono appena più alti che altrove, ma sempre nel limite dei 200 birr (poco più di 6 euro) per un pasto completo.
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Ristoranti
 
2018-10-24 15:42:55 Locuste
Voto medio 
 
7.6
Qualità 
 
6.0
Quantità 
 
7.5
Servizio 
 
7.5
Prezzo 
 
9.5
Opinione inserita da Locuste    24 Ottobre, 2018
#1 recensione  -  

Recensione

Data di visita
Ottobre 05, 2018
Recensione
Questo piacevole locale sul lungolago (si fa per dire: il lago non si vede) di Bahir Dar è tra i più accoglienti e frequentati, anche dagli stranieri, di tutta la città. Purtroppo è più indicato nel corso della giornata che a cena, dato che l'offerta culinaria è piuttosto limitata e dopo il tramonto - quando peraltro quasi tutta l'attività in città si spegne - si rischia di non trovare gran parte dei piatti indicati nel menu. Benché la conoscenza dell'inglese del personale sia pressoché nulla, comunque, il servizio molto cortese e l'ambiente confortevole vi faranno sentire a casa.

La specialità della casa è ovviamente il caffè: alle pareti un dipinto ricorda la vicenda di Kaldi, il pastore etiope che secondo la leggenda ne scoprì le proprietà eccitanti osservando il comportamento delle capre che lo consumavano! Per quanto riguarda il cibo, il menu propone una serie di piatti tipici della tradizione etiope: tra questi anche alcuni a base di pesce di lago, purtroppo non disponibili al momento della nostra visita. Ciò che invece abbiamo gustato con piacere è il kuanta firfir, un singolare piatto composto da listarelle di injera imbevute in sugo piccante e condite con carne essiccata di agnello, naturalmente da consumare con l'accompagnamento di altra injera fresca. Pare che questo piatto sia considerato il principale antidoto alla sbornia per gli etiopi, e non fatichiamo a capire perché! Chi, invece, non si fosse ancora ubriacato può stappare una delle birre locali, tra cui St.George (a nostro avviso la meno soddisfacente) e Walia.
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Ristoranti
 
2018-10-24 15:02:33 Locuste
Voto medio 
 
7.5
Qualità 
 
6.5
Quantità 
 
7.0
Servizio 
 
7.0
Prezzo 
 
9.5
Opinione inserita da Locuste    24 Ottobre, 2018
#1 recensione  -  

Recensione

Data di visita
Ottobre 04, 2018
Recensione
La zona di Bole Road, nei pressi dell'aeroporto, è una delle più frequentate e ricche di attività commerciali di Addis Abeba, e i ristoranti non mancano di certo. Tuttavia, tra manifeste "trappole per turisti" che propongono cene a buffet con intrattenimenti e spettacoli danzanti, e locali solo per autoctoni in cui gli stranieri non sembrano troppo graditi, non è facile trovare la giusta via di mezzo. La risposta è il Mimi's Restaurant and Lounge, un locale curato e frequentato che costituisce una vera e propria oasi di pace in un quartiere non troppo rassicurante, soprattutto di sera.

Il locale è aperto tutto il giorno e dispone, accanto ad alcuni tavoli interni, di un vasto giardino coperto con bancone bar e maxischermi per le seguitissime partite. In orario pomeridiano, è il luogo ideale per un sandwich (buoni quelli al tonno e alle verdure) o per le onnipresenti uova, cucinate in ogni modo possibile; c'è anche la possibilità di assaggiare una tazza di caffè (bunna) preparato con il rito tradizionale.
La cucina vera e propria propone tutti i classici della cucina etiope, dai tibs di agnello al firfir. Molto originali sono invece le zuppe, tra cui quella di carote e zenzero: sapori assai forti, ma piacevoli, anche se non per tutti i palati. Tra i piatti più gustosi c'è invece lo shiro, tipico purea di legumi a base di ceci, presentato sia nella versione con carne (bozena shiro) sia in quella vegetariana: è servito bollente in un tegamino, per gustarlo lo si versa sull'injera, la tradizionale focaccia spugnosa.
Qui come altrove mancano completamente i dessert; c'è invece un buon assortimento di birre locali e non, tra le quali è assolutamente consigliabile la Habesha.
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Bar & Pub
 
2018-10-22 11:52:20 Locuste
Opinione inserita da Locuste    22 Ottobre, 2018
#1 recensione  -  

Recensione

Data di visita
Ottobre 13, 2018
Recensione
Il luogo migliore per degustare il tej, la tipica bevanda etiope simile all'idromele, in diverse qualità e gradazioni alcoliche. La sera, dalle 20.30, organizza serate musicali con spettacoli di danze tradizionali.
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Ristoranti
 
2018-09-30 13:22:22 Locuste
Voto medio 
 
7.5
Qualità 
 
8.0
Quantità 
 
7.0
Servizio 
 
8.5
Prezzo 
 
6.5
Opinione inserita da Locuste    30 Settembre, 2018
#1 recensione  -  

Recensione

Data di visita
Agosto 16, 2018
Recensione
La parte più moderna del centro storico di Sassari, quella realizzata nell'Ottocento sotto il dominio dei Savoia, è ancora oggi considerata il "salotto buono" della città, ed è sulle sue simmetriche vie che si affacciano tutti i principali luoghi di ritrovo della città: naturalmente, anche i ristoranti. Alcuni sono ormai vere e proprie istituzioni, altri piacevoli novità come il piccolo ristorante San Martino, che in un'atmosfera elegante e piacevolmente démodé mette in scena una cucina raffinata ma consistente. Ambiente e servizio perfetti, i prezzi sono un po' più alti della media cittadina ma, caso più unico che raro, il ristorante offre un menu degustazione davvero onestissimo e all'altezza della situazione.

Partiamo proprio dal menu in questione, che ha un prezzo imbattibile di 30 euro (addirittura 20 nella versione con un solo antipasto) e comprende davvero tutto: servizio, coperto e bevande, ossia una bottiglia di vino e una d'acqua ogni due persone. La degustazione offre un compendio credibile e rappresentativo della cucina del locale: cinque assaggi di antipasti, un primo e un secondo (fissi), un dessert. La selezione di cinque antipasti è comunque consigliata anche per chi volesse ordinare alla carta: alcuni sono davvero ottimi, come gli spiedini di polpo, la parmigiana di melanzane al ragù di pesce spada e il delizioso "raviolo" di pesce. In alternativa, tagliata di pesce alla mediterranea (14 euro) e sauté di frutti di mare (13 euro).

Come primo, il menu offre le originali e ben riuscite orecchiette al sugo di cernia con melanzane viola, davvero equilibrate nei sapori. Altre proposte interessanti (13-15 euro) i paccheri al ragù di gallinella, gli gnocchetti al tonno fresco e crema di basilico e i risotti: da assaggiare quello al radicchio e robiola con ristretto di vino Cagnulari. Secondi unicamente di mare: buona la scaloppa di pesce in crosta di patate alla Vernaccia, proposta anche dal menu fisso, mentre altri cavalli di battaglia sono la catalana di gamberi e calamari (15 euro) e il trancio di tonno in panura. Non manca, naturalmente, il pescato del giorno alla griglia. Validi pure i dessert, tra cui le onnipresenti seadas (6 euro) e l'originale flan di ricotta di bufala. Vini delle principali cantine locali, con ricarichi abbastanza consistenti.
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1140 risultati - visualizzati 1 - 10 « 1 2 3 4 5 6 ... 7 114 » Resultati per pagina:
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