Opinione scritta da Locuste

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Ristoranti
 
2018-09-17 17:06:16 Locuste
Voto medio 
 
7.4
Qualità 
 
8.5
Quantità 
 
8.0
Servizio 
 
9.0
Prezzo 
 
4.0
Opinione inserita da Locuste    17 Settembre, 2018
#1 recensione  -  

Recensione

Data di visita
Agosto 06, 2018
Recensione
Piuttosto decadente e circondato da trafficatissime arterie stradali, il borgo di Mola, antico rione di Formia, non sembra certo promettere chissà quali appetitose sorprese. Eppure la caratteristica via Abate Tosti è la porta d'ingresso per una piccola oasi di pace e delizie: con il suo accogliente locale dalle volte a mattoncini e l'ampia veranda esterna, spesso allietata da musica dal vivo, il Gatto e la Volpe è un vero e proprio tempio della cucina a chilometro zero. Il "plus" del locale sta infatti nella valorizzazione di tanti e poco conosciuti prodotti locali, tra cui diversi Presìdi Slow Food. La cura dedicata anche alle preparazioni più semplici è esemplare e il servizio davvero perfetto per cortesia e rapidità. Peccato solo per i prezzi, decisamente troppo alti soprattutto negli "extra": soprattutto il costo del servizio, calcolato in percentuale sul totale, fa lievitare di parecchio il conto finale.

Il menu è ricchissimo e invitante in ogni sua parte, a cominciare dagli antipasti, che rendono già molto ardua la scelta: i più preferiscono infatti optare per la degustazione (12 euro), che permette tra l'altro di assaggiare le sfiziose capetroccole (polpetti fritti), le alicette marinate, i gamberi con rucola e provolone e il carpaccio di baccalà, tutti disponibili anche in porzione singola. Da provare anche l'insalatina di polpi e rucola con pomodoro torpedino e peschiole (varietà di pesche nane), a 9 euro, e il guazzetto di tellina laziale, Presidio Slow Food. Non meno interessanti i primi (9-10 euro), dalle spaccatelle con gli sconcigli (i frutti di mare detti anche bocconi) ad altre due Presidi: la colatura di alici di Cetara, servita come condimento degli spaghettoni di Gragnano, e la fagiolina di Arsoli, che accompagna pasta e cozze.

Molto semplici ma anche molto soddisfacenti i secondi: basti pensare alle squisite alici di Formia (11 euro), fritte oppure alla griglia con un semplice accompagnamento di olio e limone. In alternativa razza al forno con patate, frittura di paranza (13 euro), calamari imbottiti e per i più esigenti la zuppa di pesce nel coccio (36 euro), ovviamente piatto unico. Da non sottovalutare pure i contorni, tra cui rispuntano la fagiolina di Arsoli e l'ottima scarola. Pochi ma buoni i dolci, tra cui il caratteristico giglietto di Palestrina (altro Presidio) e, in stagione, la debordante torta di crema e fichi. Ben fornita anche la cantina, con diversi vini disponibili al calice.
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Ristoranti
 
2018-09-14 15:46:26 Locuste
Voto medio 
 
7.3
Qualità 
 
8.5
Quantità 
 
7.5
Servizio 
 
8.0
Prezzo 
 
5.0
Opinione inserita da Locuste    14 Settembre, 2018
#1 recensione  -  

Recensione

Data di visita
Agosto 02, 2018
Recensione
L'Italia intera, ma quella centrale in particolare, pullula di borghi apparentemente sonnolenti e decadenti, ma in grado di procurare le vertigini al solo pensiero della storia che trasuda dalle loro mura. Anagni, città di papi e di schiaffi, è naturalmente tra questi e persino il Ristorante del Gallo non fa eccezione. Il centralissimo locale, adiacente allo storico portico comunale, è infatti in attività addirittura dal 1700 (quando era l'unica locanda cittadina) e deve il suo nome a uno dei cavalieri francesi protagonisti dello storico "schiaffo di Anagni", soprannominato appunto il Gallo. E se la location è incantevole - soprattutto d'estate, quando si può mangiare all'ombra dell'antico portico - non è da meno il menu, in cui la ricerca culinaria è diventata tradizione al punto da generare addirittura un piatto coperto da copyright!

La lista si apre con una serie di semplicissimi, ma deliziosi antipasti: crudo e mozzarella, affettati misti, crostino con mozzarella e alici (10 euro) e le prelibate bruschette miste (4 euro). Nei primi (12 euro) la cucina dà il suo meglio, soprattutto con l'inimitabile timballo alla Bonifacio VIII (marchio registrato), uno sformato di fettuccine con ragù, polpette e prosciutto: il piatto è disponibile solo nei giorni festivi, o su ordinazione. Eccezionali sono anche i fusilli del gallo, preparati con un originalissimo pesto di cicoria e ceci che dà al piatto un gusto leggermente amaro. La tradizione ha il suo spazio con rigatoni cacio e pepe, spaghetti alla carbonara e tonnarelli alla gricia (intitolati a Nicola, un cliente storico). La maggior parte dei primi sono preparati con la pregiata pasta Felicetti.

I secondi sono riservati agli amanti della carne: la totalità dell'offerta, o quasi, proviene dalla griglia, con tagliata e bistecche di manzo (4 euro all'etto) anche di razza marango, braciola di maiale, pollo alla griglia, salsicce e filetto. In alternativa abbacchio (15 euro) e il delizioso capretto alla cacciatora, il tutto con contorno di patate al forno o fritte, verdure di stagione e carciofi alla giudia. Pochi ma interessanti i dolci, dalla debordante Coppa del Monsignore alle ciambelle al vino, passando per zuppa inglese e tiramisù. Ben fornita la cantina, con diversi vini offerti anche al calice: da provare la DOC locale, il Cesanese del Piglio.
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Ristoranti
 
2018-09-07 16:52:52 Locuste
Voto medio 
 
7.3
Qualità 
 
8.0
Quantità 
 
8.5
Servizio 
 
8.0
Prezzo 
 
4.5
Opinione inserita da Locuste    07 Settembre, 2018
#1 recensione  -  

Recensione

Data di visita
Agosto 01, 2018
Recensione
La leggenda, orgogliosamente tramandata dagli autoctoni, vuole che a Monte San Savino si mangi la carne migliore dell'intera Toscana, e non per caso: la bella cittadina in provincia di Arezzo, posta proprio all'imbocco della val di Chiana, è sempre stata un inevitabile punto di passaggio per tutti i mercanti di bestiame che dall'aretino si dirigevano a Siena e poi verso il litorale. I macellai di Monte San Savino, dunque, godevano del diritto di prima scelta sugli esemplari migliori, e da qui nasce una lunga tradizione di apprezzatissime locande e bracerie. Certo è che oggi il centro storico tra le mura pullula di ristoranti specializzati in carne, e tra questi la Trattoria del Forno è uno dei più suggestivi, con la sua griglia a vista posta proprio all'ingresso e i suoi locali ricavati da un antico forno. Benché possa apparire al primo impatto un po' troppo "turistico", il ristorante non tradisce la sua fama: piatti genuini e abbondanti, servizio rapido e cortese, atmosfera conviviale.

I prezzi, in linea con la media della zona, non sono troppo abbordabili, a meno di optare per uno dei menu degustazione. Il consiglio sarebbe quello di saltare gli antipasti, ma non è facile da seguire: troppo invitanti i crostini toscani ai fegatini (5 euro), così come le bruschette ai porcini, i salumi toscani e il pecorino "del pastore". Il tagliere (15 euro), che oltre a salumi e formaggi comprende anche panzanella e torte salate, è l'opzione ideale per due persone. Tra i primi la scelta è praticamente obbligata: i saporitissimi pici al ragù di chianina (8 euro) sono uno dei cavalli di battaglia della casa, anche se non mancano le alternative, come i tagliolini al tartufo, i tortelli del Casentino (con porri, rigatino e scaglie di grana) e i caratteristici pici all'aglione.

Il meglio arriva ovviamente con i secondi, a cominciare dall'immancabile fiorentina (4,5 euro all'etto), davvero spettacolare per qualità e cottura. Gustosissime anche la tagliata, al rosmarino (12 euro) o al tartufo (18 euro), e la bistecca di costata. Per i più esigenti non manca il filetto (7 euro/hg), con o senza tartufo. Un cartello all'ingresso specifica il precetto della casa: non si serve carne ben cotta! Inevitabile che passino un po' in secondo piano i dolci, anche se i cantuccini al vin santo e il semifreddo al limone e mandorle con composta di fragole meriterebbero un assaggio. Buono l'assortimento di vini toscani, con una ristretta scelta anche al calice. A fine pasto vengono portate direttamente in tavola le bottiglie dei liquori della casa: classici come limoncello, alloro e liquirizia, ma anche sperimentazioni più ardite (basilico, zafferano).
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Ristoranti
 
2018-09-05 16:30:46 Locuste
Voto medio 
 
7.0
Qualità 
 
8.0
Quantità 
 
8.0
Servizio 
 
7.0
Prezzo 
 
5.0
Opinione inserita da Locuste    05 Settembre, 2018
#1 recensione  -  

Recensione

Data di visita
Luglio 28, 2018
Recensione
Sembra quasi impossibile che l'animata, popolare e un po' caotica Rapallo sia a due passi da località simbolo del turismo chic e di lusso come Santa Margherita Ligure e, soprattutto, l'altera Portofino. Sarà forse per questo che il piccolo ristorante della famiglia Romano, adiacente al castello simbolo della città, si chiama "Elite" anche se di elitario non sembra avere proprio nulla: anzi, a prima vista il locale può apparire un po' dimesso, con la sua atmosfera molto anni Ottanta per colori e arredamento. Ma si sa, l'abito non fa il monaco e il proverbio vale anche in quest'occasione: la materia prima è d'eccezione, i piatti semplici ma genuini e qualche picco di qualità (vedi gli spettacolari dolci) soddisfa anche i palati più esigenti. Prezzi non bassissimi ma onesti, il servizio può essere migliorato.

Se dobbiamo dire la verità, il primo impatto con la cucina non è dei migliori: l'antipasto misto "Delizie di mare" (15 euro) è infatti un piatto abbastanza anonimo, che include una panoramica senza infamia e senza lode di assaggi di mare come spiedini di gamberi, capesante gratinate, insalata di mare, carpaccio, cocktail di gamberetti e cozze ripiene. Meglio optare per qualcosa di più essenziale, come cozze alla marinara o pesce spada affumicato. Con i primi però arrivano le prime belle sorprese: ottime le linguine alla Nettuno con scampetti e vongole veraci (13 euro), ispirano anche i ravioli neri di pesce con rucola e gamberoni. Per i più tradizionalisti non mancano i classici della cucina genovese: pansotti in salsa di noci (10 euro), trofie al pesto con patate e fagiolini, minestrone alla genovese.

Altrettanto soddisfacenti i secondi di pesce, tra cui spicca una frittura mista davvero ottima per sapore e leggerezza, con gamberi, calamari e alici. In alternativa, pescato del giorno al forno o alla griglia, gamberoni, scampi, filetti di branzino, sogliola alla mugnaia e, su ordinazione, la zuppa di pesce. Ma il meglio deve ancora venire: non ci si può infatti perdere le spettacolari torte fatte in casa, da scegliere direttamente dal carrello. La palma della migliore la vince decisamente la torta con marmellata di limone e noci, un'esplosione di gusto e genuinità. Discreto l'assortimento di vini del territorio, tra cui il Vermentino Colli di Luni "Ma.Teo" delle cantine Edoardo Primo; da provare, per chiudere, i due storici amari genovesi, l'Amaro Camatti e l'Amaro Santa Maria al Monte.
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Negozi
 
2018-07-26 14:39:14 Locuste
Opinione inserita da Locuste    26 Luglio, 2018
#1 recensione  -  

Recensione

Data di visita
Giugno 27, 2018
Recensione
Cantina che produce pregiate versioni dei principali vini abruzzesi: Montepulciano, Cerasuolo, Trebbiano e Pecorino. Da assaggiare l'ottimo Montepulciano Incanto, affinato in acciaio, e il barricato Inferi.
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Ristoranti
 
2018-07-26 14:23:04 Locuste
Voto medio 
 
7.1
Qualità 
 
8.0
Quantità 
 
8.0
Servizio 
 
7.0
Prezzo 
 
5.5
Opinione inserita da Locuste    26 Luglio, 2018
#1 recensione  -  

Recensione

Data di visita
Luglio 11, 2018
Recensione
Benché al di fuori delle principali rotte turistiche della Sardegna, Olbia è in realtà un punto di passaggio obbligato per chiunque si rechi sull'isola per via aerea o marittima, soprattutto se la sua destinazione sono le affollate spiagge della Costa Smeralda. E proprio nelle vicinanze dello scalo aeroportuale si trova questo ristorantino senza pretese che, malgrado l'aspetto esterno piuttosto dimesso, è in grado di regalare piacevoli sorprese culinarie. La verandina interna è infatti più che confortevole anche nella stagione più calda, i piatti sono semplici e genuini e le porzioni davvero abbondanti: insomma, il locale ideale per i viaggiatori in cerca di un ristoro veloce ma al tempo stesso gustoso.

Olbia è universalmente nota per le sue cozze: gli allevamenti, creati per la prima volta negli anni Venti del Novecento, sono ben visibili per chi arriva in nave (o in aereo) e producono ogni anno quasi 40.000 quintali di mitili. Inevitabile, quindi, che protagoniste assolute del menu siano proprio le cozze: preferibilmente nella loro versione più essenziale, ossia alla marinara, in quantità più che generosa e con un generoso brodo di cottura in cui inzuppare a piene mani il pane. Le cozze si ripresentano anche come condimento degli spaghetti e persino come ripieno dei ravioli, ma non vanno trascurate altre prelibatezze come le arselle, rese ancora più deliziose dall'abbinamento con pangrattato, aglio e prezzemolo, e parte essenziale di un corposo antipasto che comprende anche la freschissima insalata di polpo.

Tra i primi piatti più riusciti, sempre all'insegna della semplicità, ci sono appunto gli spaghetti con arselle e vongole; interessanti però anche i tagliolini agli scampi e nero di seppia e gli spaghetti alla bottarga, con o senza frutti di mare. I secondi sono altrettanto basici e soddisfacenti: frittura mista (o di soli calamari) di alto livello e grigliata mista con gamberoni, calamari, seppie e pescato del giorno. Per i più esigenti non mancano aragosta e astice, e persino qualche piatto di terra. I dolci sono ridotti al minimo indispensabile, mentre la cantina è ben fornita di etichette locali e il bianco della casa è più che accettabile. Prezzi intorno ai 40 euro per un pasto completo.
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Ristoranti
 
2018-07-24 14:25:33 Locuste
Voto medio 
 
6.5
Qualità 
 
7.0
Quantità 
 
7.0
Servizio 
 
6.5
Prezzo 
 
5.5
Opinione inserita da Locuste    24 Luglio, 2018
#1 recensione  -  

Recensione

Data di visita
Giugno 29, 2018
Recensione
Mettiamola così: il Sapò è uno di quei ristoranti che suscita emozioni contrastanti, a giudicare dalle critiche e dai feroci dibattiti scatenati online, forse anche per lo spirito creativo e incostante del suo gestore. Un peccato, perché la posizione sul lungomare di Montesilvano è invidiabile e la qualità, benché incostante, è tutto sommato più che discreta. A penalizzare il locale sono forse i prezzi, in verità non elevatissimi ma probabilmente non in linea con lo standard della zona, e qualche trascuratezza di troppo nel servizio e nella presentazione.

La cucina del Sapò è incentrata esclusivamente su piatti e ingredienti di mare. Due i menu degustazione fissi: uno da 20 euro (valido solo a pranzo) e uno da 28 con tris di antipasti freddi, calamarata ai frutti di mare, filetto di orata alla brace con patate al forno e sorbetto limone (nell'offerta è compreso anche un calice di vino). Frequenti inoltre i menu a tema e le iniziative speciali. La lista è ben fornita anche se, come accennato, molto incostante: tra gli antipasti, ad esempio, sono ben riuscite le preparazioni tradizionali come impepata di cozze o insalata di mare, ma decisamente meno azzeccata la degustazione di antipasti caldi, anche per le porzioni troppo ridotte. Vasta anche l'offerta di crudità e tartare di pesce.

Interessanti i primi piatti, tra cui spiccano gli spaghettoni ai frutti di mare (con cozze, vongole, scampi e seppie), ma anche i ravioli di pesce. Discreta pure la frittura mista, mentre è insufficiente la ricciola; meglio, a questo punto, puntare su una semplice orata o comunque sul pescato del giorno. Vini bianchi ben assortiti dalle principali cantine abruzzesi, come il solito ottimo Pecorino di Pasetti. Qualche dolce di buona qualità - tra cui un tiramisù in barattolo curiosamente privo di caffè - anche se la vera chicca sono gli amari: il proprietario è un vero appassionato del genere e può sfoderare alcune prelibatezze artigianali, tra cui una perfetta genziana. Nel complesso una cena non indimenticabile, ma neppure così tragica come purtroppo apparirebbe dai presupposti.
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Ristoranti
 
2018-07-24 13:45:37 Locuste
Voto medio 
 
7.6
Qualità 
 
7.0
Quantità 
 
8.5
Servizio 
 
7.0
Prezzo 
 
8.0
Opinione inserita da Locuste    24 Luglio, 2018
#1 recensione  -  

Recensione

Data di visita
Giugno 28, 2018
Recensione
Bisogna riconoscerlo: ci vuole un certo coraggio a scegliere un nome come "Abruzzorante" - soprattutto se ci si trova nel cuore dell'Abruzzo, a pochi passi da Pescara - e a proporsi come depositari dell'intera tradizione culinaria della regione, perlomeno quella di terra. Il rischio è quello di passare per ristorante "turistico" e artefatto, impressione comunicata inizialmente anche dall'ambientazione, tra una tovaglia a quadri e un recipiente di terracotta. Ma una volta abbordato il menu, e soprattutto il sostanzioso antipasto della casa, ci si rende conto che la formula è genuina: ricette della tradizione, porzioni pantagrueliche, atmosfera semplice e alla buona. Il locale ideale per tavolate di gruppo e cene tra amici, con una sola pecca: il menu non troppo adatto alla stagione estiva!

Come abbiamo anticipato, uno dei cavalli di battaglia della casa è l'antipasto, che da solo potrebbe tranquillamente bastare a saziare anche gli stomaci più allenati: grandi taglieri di salumi e formaggi, bruschette con vari condimenti, ma anche un delizioso "assaggio" (per così dire) di farro con formaggio e tartufo, le classiche pallotte cacio e ova (gustosissime polpette senza carne) e persino abbondanti porzioni di trippa e di pecora "alla callara", marinata e bollita con erbe e spezie. Ce ne sarebbe abbastanza per fermarsi qui, ma i primi piatti non sono da meno: ottime le sagne e ceci o le sagne e fagioli, tipica pasta corta nelle due versioni con o senza pomodoro. In alternativa chitarrina all'abruzzese (con sugo di carne, cipolla e pecorino), bucatini alla vaccinara, fettuccine ai funghi e salsiccia.

Importante conservarsi un po' di spazio per i secondi, perché con essi arriva il piatto più tipico della zona: gli immancabili arrosticini, serviti a porzioni da 25 ma aumentabili a piacimento. Non i migliori mai assaggiati, ma di tutto rispetto. Altrimenti ci si può scatenare con la griglia: filetto, tagliata di vitello con rucola e pomodori o con crema di funghi, fiorentina e grigliata mista, tutto a base di carni di allevamenti locali. Ben fornita la cantina, con vini dalle principali case vinicole della zona (citiamo Marramiero, Spinelli, Masciarelli). I dolci non sono di particolare interesse, se si esclude l'ottimo semifreddo al torroncino con cioccolato fuso e nocciole. Per chiudere è d'obbligo concedersi un bicchierino di genziana, se non si temono i sapori amari. Prezzi davvero popolari e abbordabili per tutte le tasche.
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Ristoranti
 
2018-07-18 15:18:39 Locuste
Voto medio 
 
7.6
Qualità 
 
9.0
Quantità 
 
8.0
Servizio 
 
8.5
Prezzo 
 
5.0
Opinione inserita da Locuste    18 Luglio, 2018
Ultimo aggiornamento: 18 Luglio, 2018
#1 recensione  -  

Recensione

Data di visita
Giugno 27, 2018
Recensione
Ci sono ristoranti che vivono in un tale rapporto di simbiosi con il territorio che li ospita da rendere inimmaginabile quel contesto senza la loro presenza (e viceversa). Istrionico, brioso, sorprendente ma al tempo stesso elegante e tradizionale, il locale creato nel 1980 da Giovanni Marrone sembra aver assorbito lo spirito letterario e teatrale che deborda dai manifesti alle pareti, dai piatti ispirati alle opere di D'Annunzio, dalla casa natale di Flaiano posta a pochi metri; e, al tempo stesso, quello trasgressivo della casa di piacere che un tempo sorgeva da queste parti. Tutto ciò abbinato a un menu insuperabile, con ingredienti di prima scelta e piatti tanto semplici quanto ricercati, fedeli alla tradizione ma anche innovativi. Un vero e proprio "must" per chi passa dalle parti di Pescara e non solo.

Immergersi nell'atmosfera delle splendide volte in mattoni (che nascondono addirittura reperti archeologici romani) è di per sé un piacere, e lo è anche sfogliare l'irresistibile menu infarcito di citazioni e richiami letterari. Non a caso è previsto addirittura un menu dannunziano a 28 euro, con il "Bocconcino del Vate" (una crespella con formaggio e zafferano) seguita da entrecote di agnellone ai funghi prataioli o "frittata sublime" (con ortaggi e formaggio di capra alla griglia), fino ad arrivare al parrozzo di cioccolato e mandorle affogato nel liquore Aurum, il cui nome fu ideato proprio dal poeta. Anche nella lista comunque non mancano le perle, a cominciare dagli antipasti (9 euro): baccalà a crudo, "ciammariche" (lumache di terra), fellata abruzzese (prosciutto di Torano, pecorino di Campo Imperatore, patè di papera e salumi vari) e le celebri pallotte, polpette di ricotta di pecora con ortaggi, oltre agli immancabili arrosticini.

Pure tra i primi (9-10 euro) c'è l'imbarazzo della scelta: deliziose le fregnacce al sugo, pasta fresca con sfrigoli di prosciutto che, secondo il menu, andrebbe gustata "in piedi, con un piede e una spalla appoggiati al muro". Ma altrettanto invitanti sono la chitarrina con funghi e tartufo, la makaira alla trappettara (spaghetti d'orzo con erbette, olio e olive), gli inconsueti strangozzi alla borbonica con pancetta, peperoncino e cioccolato. Come secondo (15-16 euro) imperdibile la robusta pecora della maiella nel tegame di coccio, ma attirano anche il coniglio al fieno di erbe aromatiche, il baccalà con cipolla caramellata e la scottata di vitellone "palluto", per non parlare del gustoso revival anni '80 con l'anatra all'arancia, ai tempi cavallo di battaglia del locale.

Se ancora non si fosse capito, il livello qualitativo è eccezionale - come lo sono i piatti di ceramica su cui sono servite tutte le pietanze - e i dolci non smentiscono il trend: oltre al già citato parrozzo, va assolutamente assaggiato il gelato all'amarena con tanto di deliziose amarene in sciroppo. La cantina è adeguata al contesto e include tutte le principali etichette locali: consigliatissimo il Montepulciano "Incanto" della cantina Marramiero. Vasto pure l'assortimento di liquori amari e dolci per il post. A pranzo è disponibile anche un menu ristretto a 18 euro, bevande escluse.
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Ristoranti
 
2018-07-16 13:11:41 Locuste
Voto medio 
 
7.4
Qualità 
 
8.5
Quantità 
 
8.0
Servizio 
 
7.5
Prezzo 
 
5.5
Opinione inserita da Locuste    16 Luglio, 2018
#1 recensione  -  

Recensione

Data di visita
Giugno 26, 2018
Recensione
Piuttosto lontano dal centro di Pescara, ma a due passi dal lungofiume, il quartiere Portanova è una zona tranquilla e accogliente che pullula di piacevoli scoperte gastronomiche. Tra queste c'è senza dubbio il ristorante Acquapazza, seminascosto in una viuzza laterale e non troppo visibile neppure dalla strada: di pubblicità, il locale non ha molto bisogno, sia per via delle dimensioni ridottissime (l'unica sala può contenere al massimo 40 persone), sia perché evidentemente il passaparola ha fatto conoscere a molti le qualità della cucina. Le limitazioni non mancano: si mangia esclusivamente pesce, non esiste menu (enunciato solo a voce) e non si serve caffè. Ma vale senza alcun dubbio la pena di prestarsi al gioco per gustare alcune vere e proprie prelibatezze.

La proposta varia quotidianamente a seconda della stagione e del pescato del giorno: in genere si può contare su due primi e due secondi a scelta, ma soprattutto su una corposa selezione di antipasti caldi e freddi. Tra questi segnaliamo prelibate sardine, pesce azzurro, cozze alla marinara, ma soprattutto - nel periodo giusto - i gustosissimi gamberetti con asparagi, una vera delizia. I primi piatti (prezzi intorno ai 10 euro) sono altrettanto validi: gli immancabili spaghetti allo scoglio si accompagnano agli spaghetti alla chitarra con vongole e a un'interessante offerta di zuppe.

Il piatto che dà il nome al ristorante è naturalmente un cavallo di battaglia della casa: splendida la pescatrice all'acquapazza, spesso inserita anche tra gli antipasti, ma con lo stesso condimento sono preparati anche altri pesci, a seconda della disponibilità. In alternativa non mancano la frittura mista e i robusti spiedi di pesce arrosto. Il dessert non è un terreno congeniale al locale, ma i gelati godono di buone recensioni, in particolare quello al pistacchio. Piccola ma ben selezionata la cantina, con tante buone etichette locali: il Pecorino dell'azienda Pasetti è ideale come accompagnamento a un ottimo pranzo a base di pesce.
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